Caro Santo Padre,
il mio nome è Elisa, sono una mamma di una bambina di quattro anni e di due gemelline di undici mesi.
Le racconto in breve la mia storia simile a quelle di molte altre dei lavoratori della mia azienda.
La mia giornata quotidiana inizia alle cinque del mattino, organizzando le bambine per andare all’asilo nido e alla scuola materna. Tutto questo ogni giorno, che ci sia il sole, la pioggia o la tramontana. Fatto ciò mi reco a lavorare presso uno stabilimento chimico che fino a settembre 2009 era di appartenenza della multinazionale Sasol Italy spa ed in seguito nel mese di ottobre è stato ceduto ad un imprenditore modenese che in solo cinque mesi ha implementato uno stato di degrado operativo e professionale che i dipendenti del luogo hanno impiegato ottanta anni per realizzare.
Ci ha decurtato il nome e la nostra immagine aziendale che vantava elevata professionalità tramandataci dagli standard lavorativi di queste multinazionali che si sono susseguite in tutti questi anni.
Caro Santo Padre,
andare da un genitore a chiedere un piccolo prestito per far fronte alle necessità delle mie piccole avrebbe una motivazione se fossi disoccupata ma quando tutti i giorni mi reco a lavoro per non trovare nessun tipo di programmazione lavorativa né tantomeno la paga mensile, chiedere i soldi ai miei genitori e lasciare le mie figlie alle cure di estranei mi creda fa male da morire, non ci sono scuse plausibili e lecite che possano sostenere quanto.
Esistono solo momenti di grande sconforto e di tensione nei confronti di questo imprenditore del nord che è giunto qui in Calabria a rilevare aziende per poi metterle sul lastrico.
Un infame gioco economico su una terra così tanto ma tanto povera.
Caro Santo Padre,
La esorto ad invitare gli uomini della Santa Chiesa di Crotone di venirci a trovare sui posti di lavoro, in questo periodo che ci stiamo preparando per la Quaresima La prego di tener presente la necessità che questi uomini e le loro famiglie hanno nell’essere sostenuti dalla Chiesa per mantenere in vita la fede che vibra nei loro animi e che a causa di questi forti dispiaceri potrebbe lasciare il posto alla disperazione e ad atti inconsulti.
Caro Santo Padre,
termino la mia lettera perché in questo istante io non le sto scrivendo ma le sto parlando,….parlando con le lacrime agli occhi che mi attanagliano il cuore e mi rigano il volto, mentre la manina della mia piccola gemellina, seduta sul tavolo, mi accarezza il viso portandosi le piccole dita bagnate in bocca.
Che amarezza vederla assaporare le lacrime della sua mamma.
Con immenso amore nei confronti di Dio e osservanza nei Suoi confronti
Elisa Cotroneo




