Lettera di una mamma alla Gelmini

Qual è l'impegno delle nuove generazioni alla vita pubblica? I grandi temi della Politica
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Lettera di una mamma alla Gelmini

Messaggiodi Salvatore » mar giu 22, 2010 10:26 pm

Una mamma italiana ha scritto alla Gelmini, mi sembra importante divulgare la sua lettera.
sabato 5 giugno 2010

Gentile Ministro Gelmini,

l'altro giorno, leggendo la sua intervista sul Corriere della Sera, in cui dichiarava che l'ASTENSIONE OBBLIGATORIA DOPO IL PARTO è un privilegio, sono rimasta basita.

Che lei fosse poco ferrata sui problemi dell'educazione, non era necessaria la laurea in pedagogia, che io possiedo e lei no, o i tre corsi post laurea, che io possiedo e lei no, visto quello che sta combinando alla scuola statale.

Ma almeno speravo avesse competenze giuridiche, essendo lei avvocato ed io no.

Certo, dato che lei, ora paladina della regionalizzazione, si è abilitata in "zona franca" (quel di Reggio Calabria), perché più facile (come da lei con un'ingenuità e candore imbarazzante affermato), lo si poteva supporre.

E allora, prima le faccio una piccola lezione di diritto, e poi parliamo d'educazione.

L'astensione dopo il parto, sulla quale lei oggi con tanta leggerezza motteggia, è definita OBBLIGATORIA ed è un diritto inalienabile previsto da quelle leggi, per cui donne molto più in gamba di lei e di me, hanno combattuto strenuamente, a tutela delle lavoratrici madri.

Discorso diverso è il congedo parentale, di cui si può fruire, dopo i tre mesi di vita del bambino, per un totale di 180g, solo in parte retribuiti integralmente.

Ovviamente per persone come lei, con un reddito di oltre 150.000 euro l'anno, pari quasi a quello del governatore della California Arnold Schwarzenegger, discutere di retribuzione, in questo caso più che un privilegio, è un'eresia.

Ovviamente lei non può immaginare, perché può permettersi tate, tatine, nido "aziendale" al ministero, ma LA GENTE NORMALE, che lei dice di comprendere, ha a che fare con file d'attesa interminabili per nidi insufficienti e costi per babysitter superiori a quelli della propria retribuzione.

Voglio dirle una cosa però, consapevole che le mie affermazioni susciteranno più clamore delle sue, DA PEDAGOGISTA E DA ESPERTA, affermo che fruire dell'astensione OBBLIGATORIA oltre che un DIRITTO è anche un DOVERE, prima di tutto morale e poi anche sociale.

Come vede ho più volte sottolineato la parola OBBLIGATORIA, che già di per se dovrebbe suggerirle qualcosa.

Ma preferisco spiegarmi meglio, anche se è necessaria una piccola premessa doverosa.

Lei come tante donne, crede che l'essere madre, anche se nel suo caso da pochi giorni, le dia la competenza per parlare e pontificare su educazione e sviluppo del bambino, ai quali grandi studiosi hanno dedicato anni e anni di studio.

In realtà, per dibattere sulla pedagogia, oggi chiamata più propriamente SCIENZE DELL'EDUCAZIONE, bisogna avere competenze specifiche, che dalle sue dichiarazione lei non sembra possedere.

Le potrei parlare della teoria sull'attaccamento di Bowlby, dell' imprinting, e di etologia, ma non voglio confonderle le idee e quindi ricorro ad esempi più accessibili.

Basta guardare il regno animale per rendersi conto come le femmine di tutte le specie non si allontanano dai cuccioli e dedicano loro attenzione massima e cura FINO ALLO SVEZZAMENTO Non è una legge specifica relativa agli umani, ma della natura tutta.

Procreare, infatti, implica delle responsabilità precise, è una scelta di vita, CHE SE CAMBIA IL COMPORTAMENTO ANIMALE, A MAGGIOR RAGIONE CAMBIA LA VITA DI UNA DONNA.

Sbaglia chi crede che l'arrivo di un figlio, non comporti cambiamenti nella propria vita.

Un bambino non chiede di nascere, fare un figlio non è un capriccio da togliersi, ma una scelta di servizio, di dono di se stessi e anche del proprio tempo.

Non sono i figli che devono inserirsi nella nostra vita, siamo noi che dobbiamo cambiarla per renderla a loro misura.

Se non facciamo questo, potremmo fare crescere bambini soli, senza autostima e con poca sicurezza di sé.

Bambini affamati di attenzioni, perché non gliene è stata data abbastanza nel momento in cui ne avevano massimo bisogno, cioè i primi mesi di vita.

L'idea che non capiscono niente, che non percepiscono la differenza ad esempio tra un seno materno e un biberon della tata, è solo nostra.

Ciò non vuol certo dire che tutti bambini allattati artificialmente o che tutti bambini con genitori che tornano subito a lavoro, saranno dei disadattati. Ma bisogna fare del nostro meglio per farli crescere bene, come quando in gravidanza assumevamo l'acido folico, per prevenire la "spina bifida".

I bambini hanno nette percezioni, già nel grembo materno.

L'idea, che se piangono non si devono prendere in braccio "perché si abituano alle braccia", è un luogo comune.

Le "abitudini" arrivano dopo i 6 mesi, fino ad allora è tutto amore.

Non è un caso che studi recenti, riabilitano il cosleeping, (dormire nel lettone) e i migliori pediatri sostengono la scelta dell'allattamento a richiesta.

Il volere educare i bambini inquadrandoli come soldati, già dai primi giorni di vita, non solo é antisociale, perché una generazione cresciuta senza il rispetto dei suoi ritmi di crescita può essere inevitabilmente compromessa, ma è un comportamento al di fuori delle più elementari regole umane e naturali.

Poi è anche vero che per molte donne, tornare a lavorare subito dopo il parto sia una necessità assoluta.

Ma per questo problema dovrebbe intervenire adeguatamente lo Stato e non certo con affermazioni come le sue.

Mi rendo conto che il suo lavoro le permette di lasciare la bambina, rilasciare interviste di questo tipo (di cui noi non sentivamo la necessità) e tornare con comodo da sua figlia.

Ma ci sono lavori che richiedono tempi e una fatica fisica e mentale.

che lei non conosce. Tempo che sarebbe inevitabilmente tolto ad un neonato che ha bisogno di una mamma "fresca", che gli dedichi la massima attenzione.

Noi donne infatti, se spesso per necessità ci comportiamo come Wonder Woman, poi siamo colpite da sindrome di sovraffaticamento.

E non è vero che è importante la qualità e non la quantità:

* perché la qualità del tempo di una mamma da pochi giorni, che rientra nel tritacarne della routine quotidiana, aggiungendo il carico della gestione di un neonato, può essere compromessa.

* perché un bambino non dovrebbe scegliere tra qualità e quantità, almeno nei primi mesi, dovrebbe disporre di entrambe le cose.

Per non parlare poi del fatto, che se un genitore non può permettersi qualcuno che tenga il bambino nella propria casa, nel corso degli spostamenti, lo espone, con un bagaglio immunologico ancora carente, alle intemperie o alle inevitabili possibilità di contagio presenti in un nido.

Infatti, è scientificamente provato che i bambini, che vanno al Nido troppo presto, o che non vengono allattati al seno, sono più soggetti ad ammalarsi, con danno economico sia per le famiglie che per il sistema sanitario.

Poi per carità, si può obiettare, che ci sono bambini che si ammalano anche in casa, o come succede anche ai bambini allattati al seno, ma è come dire ad un medico, che giacché si è avuto un nonno fumatore campato 100 anni, non è vero che il fumo fa male.

Bisogna dunque incentivare i comportamenti da genitore virtuoso, anche con la consapevolezza che i bambini non sono funzioni matematiche, ma si può fare molto, per favorire una crescita armoniosa, già dalla prima infanzia, se non addirittura durante la gravidanza.

E allora le domando Ministro, di svolgere il suo ruolo importante istituzionale con maggiore serietà, cercando di evitare affermazioni fuori luogo come questa, o come quella secondo cui "studiare non è poi così importante", prendendo Renzo Bossi come esempio.

Si dovrebbe impegnare di più nell'analisi dei problemi, per evitare valutazioni errate e posizioni dannose per lei, per gli altri e per il paese.

Perché forse qualcuno potrebbe aver pensato che tutto sommato il suo era un ministero poco importante, che se guidato da un giovane ministro senza competenze specifiche, "non poteva arrecare grossi danni", soprattutto obbedendo ciecamente ai dettami del Tesoro, ma lei con la sua presunzione di voler parlare di cose che non conosce, sta contribuendo a minare il futuro di un'intera generazione.

Un'ultima cosa, lei che di privilegi se ne intende bene, essendo un politico, la usi con maggiore pudore questa parola.

05-05-10 Rosalinda Gianguzzi
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Re: Lettera di una mamma alla Gelmini

Messaggiodi Plug » gio giu 24, 2010 4:36 pm

I commenti della Gelmini penso siano riferiti all'ambito scolastico, e se di questo vogliamo parlare allora basta guardarsi un po intorno.
La scuola è diventata un parcheggio, le insegnanti, se ne stanno a casa quando si ammalano loro, quando si ammalano i figli, quando hanno da fare, insomma quando gli pare...
Io ho figli che vanno a scuola e so di cosa sto parlando..
A volte per avere un'isegnante a scuola se ne devono pagare altre tre che stanno in gravidanza o in malattia. Va bene il periodo obbligatorio ma la prassi è quella di starsene a casa dal momento del concepimento fino a 7-8 mesi dopo il parto, lamentando gravidanze a rischio o altre cose simili.
Non dico che la legge non debba prevedere questo perchè queste regole sono state ottenute con lotte e sono sinonimo di civiltà, ma proprio per questo vanno difese APPLICANDOLE nella giusta misura, altrimenti approfittandone prima o poi le perderemo del tutto con notevole danno per tutti.
Il mal costume attualmente in atto nella scuola è stato costruito negli anni, e per chi lavora nel privato, basta entrarci un attimo per capire subito che la scuola è stata piegata alle necessità degli insegnati e non degli studenti.

Questa scrive:
Noi donne infatti, se spesso per necessità ci comportiamo come Wonder Woman, poi siamo colpite da sindrome di sovraffaticamento.


Se è un'insegnante non sa di cosa sta parlando, lo vada a raccontare a chi lavora 40 ore settimanali e sta fuori tutto il giorno dovendo lasciare i figli parcheggiati nei nidi a 500 euro al mese guadagnandone 8-900.


Parlano da PEDAGOGISTI ma difendono gli interessi degli insegnanti. Spero che la pacchia finisca e si ristrutturi la scuola per poter destinare le risorse ai bambini e non ai finti PEDAGOGISTI come questa qui.
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Re: Lettera di una mamma alla Gelmini

Messaggiodi Salvatore » gio giu 24, 2010 10:09 pm

Che Plug sia un nemico degli insegnanti, lo sapevamo da vecchie discussioni, quindi a mio avviso la sua idea non può che essere di disprezzo verso il corpo insegnanti.

La differenza tra Plug e me per esempio, è che io non mi permetterei mai di buttare fango su qual si voglia categoria lavorativa, l'amico Plug invece ritiene che fare una guerra tra lavoratori sia produttivo.

Un giorno ci si renderà conto che a forza di mettere in discussione diritti acquisiti, ci leveranno anche il diritto di parola.

La lettera è una risposta alla frase della Gelmini che dice che lei dopo il parto è tornata subito al lavoro e che la maternità è un privilegio di alcune lavoratrici. Io dico che non tutti possono permettersi nonni, tate, zie, badanti, ecc. come la Gelmini e penso che soprattutto nei primi anni di vita il bambino abbia bisogno della vicinanza dei genitori.
E vale anche dal punto di vista egoistico: troppo facile mettere al mondo un figlio sapendo che poi le cure e le attenzioni come i sacrifici per la crescita del bambino sono delegate ad altri.

Altro che privilegio per poche, dal mio canto, la maternità la estenderei a tutte le mamme, proprio come dovrebbe essere in un paese civile, e guarda che nella frase della Gelmini, non si distingue se la mamma fa di professione l'insegnante o lavora nell' impresa privata a 40 ore settimanali. E' un vero e proprio attacco ad un diritto acquisito.

Le mamme stanno a casa sia nei mesi di maternità che quando sta male il bambino? E cosa dovrebbero fare? lasciare il bambino malato abbandonato a se stesso nelle mani di un ospedale o di una baby sitter? Proprio dei veri genitori, anzi ribadisco: per crescere così un bambino non fate figli che non ve l'ha ordinato il medico.

La risposta di Plug, oltre ad essere scontata nel disprezzo verso una categoria di lavoratori, è anche condita di egoismo. Care insegnanti: se vostro figlio sta male, non preoccupatevi per lui perchè c'è mio figlio che ha bisogno di voi. Una persona che ha a cuore l'educazione del proprio figlio dovrebbe preoccuparsi che la scuola sia celere nel sostituire l'insegnante assente con un supplente, ma di questo non si parla. L'importante è tagliare nel nome del profitto, ma ci sono cose come la cultura che col profitto hanno poco da condividere.
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Re: Lettera di una mamma alla Gelmini

Messaggiodi Plug » ven giu 25, 2010 10:44 am

Salvatore ha scritto: Care insegnanti: se vostro figlio sta male, non preoccupatevi per lui perchè c'è mio figlio che ha bisogno di voi.

Al solito non capisci i miei interventi e questo tuo pezzo che riporto la dice lunga su come la pensi.

Forse non ho aggiunto che se ne stanno a casa mettendosi in malattia loro ! Non si parla mica di ferie come fanno tutti i comuni mortali.
Ad un insegnante se gli viene un colpo di tosse a lui o ad un suo familiare si mette in MALATTIA !!
Fai finta di non capire .

Non mettermela sul pedagogico ti prego altrimenti mi sento male..
Quando dico che bisogna pagarne tre per averne uno mi rierisco a questo comportamento.
Quando la legge prescrive 5 mesi obbligatori ma questi SISTEMATICAMENTE diventano 15 per malcostume diffuso allora la cosa non può funzionare.
Comporandosi così allora si che si rischia di perderli i diritti sacrosanti.


Se non hai ancora capito la mia posizione ti prego di rileggermi più volte.
Sono il primo che sosterrà fino alla morte che la la donna e quindi la famiglia va sostenuta a tutti i costi.

C.
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Re: Lettera di una mamma alla Gelmini

Messaggiodi Salvatore » ven giu 25, 2010 2:21 pm

Io tutta questa differenza tra un insegnante e un lavoratore di un'altra categoria non la vedo.
Io lavoro nel privato, e da me quando le ragazze restano incinte, prendono la maternità obbligatoria e la maternità facoltativa e in molti casi (i 2/3) prende anche malattia anticipata. Morale della favola stanno a casa tra tutte queste cose + le ferie arretrate circa un anno/ un anno e mezzo.

Quando i figli stanno male chiamano che non vengono e portano poi il foglio del medico (fino a 3 anni del bambino ci si può assentare per motivi di salute quanto si vuole. Ad un certo punto non retribuita). Ti dirò che pure alcuni papà ultimamente stanno prendendo la paternità (la legge dice che in alcuni casi tra mamma e papà si può stare a casa 11 mesi).

Come vedi, non c'è alcuna differenza. Quando si evidenziano differenze è solo perchè il lavoratore ha paura di far rispettare i propri diritti o in altri casi di acquisire diritti sacrosanti che altri lavoratori hanno (parlo dei vari cocopro, lavoratori a nero, ecc.)

Siamo noi che dobbiamo fare si che certi diritti siano inalienabili. Come? Non togliendo a chi questi diritti ce li ha, ma cercando di estenderli a tutti.
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Re: Lettera di una mamma alla Gelmini

Messaggiodi Plug » ven giu 25, 2010 2:45 pm

Salvatore ha scritto:Io tutta questa differenza tra un insegnante e un lavoratore di un'altra categoria non la vedo.
Io lavoro nel privato, e da me quando le ragazze restano incinte, prendono la maternità obbligatoria e la maternità facoltativa e in molti casi (i 2/3) prende anche malattia anticipata. Morale della favola stanno a casa tra tutte queste cose + le ferie arretrate circa un anno/ un anno e mezzo.


Non so in quale azienda lavori tu ma in una normale in cui ai lavoratori importa qualcosa della propria azienda le percentuali non sono queste.

Vedi la differenza di pensiero, per te chi non prende un anno e mezzo vuol dire che non fa valere i propri diritti. Per me non prendere un anno e mezzo significa amare il proprio lavoro e far si che l'ambiente in cui si opera riceva da parte mia un contributo fattivo. Significa cercare un equilibrio fra la famiglia e il lavoro che sono due cose complementari e importanti allo stesso tempo. Non posso pensare che la famiglia e il tempo libero siano importati mentre il lavoro venga dopo molto molto dopo, il pensiero non può essere "tanto se stamattina non mi presento, qualcuno penserà a mandare avanti la baracca".

Credimi, a scuola si vedono persone frustrate e spente, il livello di assenteismo durante l'anno è molto alto, questi sono dati di fatto. Se vai a leggere bene anche fra gli insegnanti vedrai che gli umori sono differenti, conosco ottimi insegnanti di scuola superiore che hanno evitato di fare ore o progetti in più per non sottrarre risorse ad altri colleghi (per la serie "garantiamo un posticino a tutti") ma ad un certo punto hanno cambiato idea.
Aggiungo che, forse non te ne sei accorto, lo schema Padrone-Operaio è andato a farsi fottere, ormai gli schemi da seguire sono altri.
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Re: Lettera di una mamma alla Gelmini

Messaggiodi Salvatore » ven giu 25, 2010 10:59 pm

Si, e quali sono questi schemi?

Guarda io la penso così: lavorare per vivere, no vivere per lavorare.

Non trovo la connessione tra stare a casa un anno per maternità e non amare il proprio lavoro. No anche sforzandomi, non lo vedo. :roll:

A scuola vedo persone frustate e spente in percentuale uguale se non minore di chi fa altri lavori. Nella mia azienda lo scontento tra i lavoratori regna sovrano, di persone belle ed armoniose non ne ho incontrate e non ne incontro mai, anzi.
Nella mia azienda ho fatto un piccolo calcolo alla carlona e ho scoperto che c'è una media di licenziamento (cioè il lavoratore che da le dimissioni), di uno al giorno per 17 anni di attività. Vedi un po se non si ha a che fare con gente frustata, stanca, e sfruttata.

Io non posso parlare da pedagogo, ma da genitore sicuramente posso dire la mia: il bambino fino all'anno di età ha bisogno della mamma e non di altri.
E anche la mamma ha bisogno di tempo per tornare in pista al meglio delle forze fisiche e psichiche in campo lavorativo.

Gente, staccate la spina da questo mondo legato al profitto e ai soldi, e tornate alle cose sane della vita. Stiamo parlando nello specifico di un neonato, ma il discorso potrebbe ampliarsi ad una malattia, all'assistenza di un familiare, ecc. mica di bruscolini.
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Re: Lettera di una mamma alla Gelmini

Messaggiodi pat » dom giu 27, 2010 12:11 pm

Carissimo Plug, non conosco la scuola che frequentano i tuoi figli, ma probabilmente è molto diversa dalla mia. Sai sono una docente molto arrabbiata perchè troppo spesso invece di capire la logica che muove certe affermazioni fatte da persone che oserei definire "INTOCCABILI" e opporsi con l'unica arma che abbiamo a disposizione e che può essere ancora valida e vincente: l'unione al di là delle divisioni politiche o sociali o quant'altro, logorati dalle nostre sovrastrutture mentali e dai nostri rancori, restiamo attaccati alle nostre singole esperienze e non vediamo un pò più in là del nostro naso. Ed è per questo che riescono a colpirci sempre di più, la loro arma anche risulta vincente grazie al nostro atteggiamento individualistico.
P.S. Alla mammma che scrive alla Gelmini mi sento di dirle: "Grazie di cuore"
pat
 

Re: Lettera di una mamma alla Gelmini

Messaggiodi Plug » mer giu 30, 2010 11:06 am

Salvatore ha scritto:Guarda io la penso così: lavorare per vivere, no vivere per lavorare.


Si come no ? Mi parti subito con lo slogan inflazionato e sopratutto scontato.
Trovami qualcuno che pensa di "vivere per lavorare".

Salvatore ha scritto:Non trovo la connessione tra stare a casa un anno per maternità e non amare il proprio lavoro. No anche sforzandomi, non lo vedo


viva la sincerità !

La possibilità (in casi di reale necessità) di starsene a casa, per gravidanza "a rischio" non ha nulla a che fare con le esigenze del bambino perchè il bambino non c'è ancora.
Per tua stessa ammissione si sta a casa per un anno e mezzo e questo lo riscontro specialmente a scuola, come mai gran parte delle mamme spariscono dal lavoro fin dai primi mesi ? Forse qualcuno ci marcia ? Quante maestre incinta ti è capitato di vedere a scuola ? A me nessuna ( non venirmi a dire che le scuole che frequentano i miei figli sono fuori standard o che si trovano in Afganistan).
Com'è che le maestre sono più esposte alla gravidanza a rischio ? Questo significa non amare proprio lavoro.


Io ai tuoi occhi sarò pure strano ma ogni mattina arrivando sul mio posto di lavoro provo a svolgerlo al meglio organizzarmi per dare un apporto fattivo, mi piace sentirmi parte di qualcosa che aiuta noi tutti a sostenerci. E perchè no! Provo anche a divertirmici per quanto si può, la frustrazione non è sicuramente il mio bastone giornaliero. Diversamente da te non vedo la mia azienda come una mucca da mungere..(lavorare per vivere) significa stare all'altro estremo.
Il lavoro deve essere qualcosa di più importante per la vita di una persona, non può essere una questione di semplici "quattrini".
Vado a lavoro; timbro; lavoro; ri-timbro; mi danno i soldi.; Vado a lavoro; timbro; lavoro; ri-timbro; mi danno i soldi.; Vado a lavoro; timbro; lavoro; ri-timbro; mi danno i soldi.;
Uno che vive così ti credo che è frustrato..come altro potrebbe sentirsi.
Ultima modifica di Plug su mer giu 30, 2010 11:23 am, modificato 1 volte in totale.
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Re: Lettera di una mamma alla Gelmini

Messaggiodi Plug » mer giu 30, 2010 11:19 am

pat ha scritto: logorati dalle nostre sovrastrutture mentali e dai nostri rancori, restiamo attaccati alle nostre singole esperienze e non vediamo un pò più in là del nostro naso.


Non so cosa ci sia oltre il tuo naso ma i miei convincimenti si basano soprattutto su quello che vedo e tocco con mano ogni giorno.
Non ho rancori ne sovrastutture mentali, ti assicuro che quelle ce le ha chi continua a chiedere diritti non pensando al bene o alla qualità delle cose che sta facendo.

Hai sentito Salvatore ? Mica la pensa così solo lui.
Si lavora solo per vivere, poi quello che fai fai...

Tu puoi immaginare a cosa ha portato questo tipo di filosofia nella scuola. Nella scuola !!! Proprio li dove lavorare (che significa insegnare) dovrebbe essere quasi una "missione". Fosse per me agli insegnanti darei il doppio dello stipendio, ma solo a chi prende il proprio lavoro come qualcosa di più che una semplice fonte di guadagno.
Chi lavora solo per guadagnare dovrebbe fare un lavoro meccanico e ripetitivo, un lavoro "tanto a chilo".

Ps
la mamma della lettera usa un tono troppo saccente e arrogante. Non cerca un confronto ma solo lo scontro.
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