Pomigliano: una delle peggiori schifezze

Qual è l'impegno delle nuove generazioni alla vita pubblica? I grandi temi della Politica
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Pomigliano: una delle peggiori schifezze

Messaggiodi Salvatore » mer giu 16, 2010 9:50 pm

L'accordo di Pomigliano rappresenta una delle peggiori schifezze mai firmate da un sindacato: questa è la sola ed immediata considerazione da fare rispetto a ciò che sta avvenendo nella vicenda FIAT.
Il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi ha affermato che "l'accordo di Pomigliano ….. è un accordo che farà scuola ….”. Da questa dichiarazione si comprende quale sia veramente la posta in gioco.
Non soltanto i contenuti pesantissimi che prevedono un peggioramento sostanziale delle condizioni di lavoro: 18 turni che significa lavorare anche domenica notte e 120 ore di straordinario, la riduzione dei riposi e l'aumento dei ritmi, la pausa mensa a fine turno con possibilità di trasformarla in straordinario qualora per cause esterne non si raggiungesse la produzione stabilita, la decisione di non pagare l’indennità di malattia se si supera un certo livello di assenze.
Ma come se ciò non bastasse, anche un nuovo attacco al diritto di sciopero e alla contrattazione: punizioni, fino al licenziamento, per i lavoratori che aderissero ad astensioni dal lavoro nelle ore di straordinario e sanzioni pesanti per i sindacati che proclamano agitazioni.
L'accordo insomma prevede che il sindacato debba assicurarne l'applicazione, pena la decadenza dei diritti sindacali previsti dalla legge e dai contratti e che i lavoratori che protestino o scioperino su questa materia possano essere licenziati!

Un vero e proprio ricatto inaccettabile!


Se con la sottoscrizione dell'accordo sul nuovo modello contrattuale di tre anni fa Cisl, Uil e Ugl modificarono strutturalmente il loro ruolo, assumendo quello che ancora il Ministro Sacconi ha denominato “collaborazione”, se con la vertenza Alitalia le stesse organizzazioni sindacali sperimentarono l'adesione preventiva alle necessità presentate dalle controparti, con l'accordo di Pomigliano si avalla il superamento dei contratti, della legge, del diritto di sciopero, della libera manifestazione del dissenso e di fondamentali principi sanciti della costituzione.
La Fiom, dopo il no all'accordo, deve prendere una decisione che non può essere quella che la Cgil prese in Alitalia o in tanti contratti sottoscritti in questi ultimi mesi con i medesimi contenuti e meccanismi per i quali non si era sottoscritto l'accordo quadro sulla contrattazione.
Nella vertenza Fiat l’ Unione Sindacale di Base è pronta, come sta facendo in tutte le vertenze e in tutti i settori produttivi, a sostenere una battaglia sia sui bisogni concreti dei lavoratori, sia sui principi che devono essere tutelati e preservati.
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Re: Pomigliano: una delle peggiori schifezze

Messaggiodi Candido » gio giu 17, 2010 3:57 pm

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«METTERE NELL'ANGOLO LA CGIL NON HA NESSUN SENSO STRATEGICO PER IL PAESE»
La Fiat e Pomigliano, parla Veltroni:
«Un accordo duro, ma inevitabile»

«Non ci sono ricatti, sull'assenteismo bisogna dire la verità, come i 1.600 permessi per le elezioni 2008»



Walter Veltroni (LaPresse)ROMA — Onorevole Veltroni, un giudizio su Pomigliano.

«Questo accordo mi sembra inevitabile: è molto duro, però non avviene sotto un ricatto, bensì a causa di una condizione obiettiva che è figlia della nostra globalizzazione diseguale. Come sempre, bisogna mettere sul piatto della bilancia le due alternative: o si rinuncia come Paese a 700 milioni di investimenti e a 15 mila posti di lavoro nel Mezzogiorno, oppure ci si confronta con una sfida, sicuramente difficile dal punto di vista delle relazioni sindacali, e si cerca di trovare il punto più alto di equilibrio tra le esigenze dell' azienda e i diritti dei lavoratori, il primo dei quali è diritto di sciopero. A questo proposito voglio ricordare che la Fiat qualche anno fa sembrava sull'orlo del collasso, ora è un azienda che ha comprato Chrysler, è un azienda in sviluppo che ha investito in Italia molti milioni di euro, è uno dei pochi pezzi d'Italia che invece di essere acquistata, acquista e vuole passare, in cinque anni, da 700.000 a 1.600.000 auto prodotte nel nostro Paese.

Dunque, non cimentarsi con questa sfida sarebbe molto rischioso: così come io rifiuto l'idea di Sacconi e di altri di trasformare questo accordo in un modello, pavento anche il rischio che diventi un modello il contrario, cioè l'idea di rifiutarsi pregiudizialmente di affrontare una nuova idea delle relazioni sindacali»


C'è dibattito su questo accordo.


«Già, e provo un po' di fastidio per tutti quelli, politici o opinionisti, che gestiscono liberamente il loro tempo di lavoro, che hanno redditi elevati e garantiti, che in questa materia pontificano con il ditino alzato. Fastidio, perché si parla di operai che stanno in catena di montaggio, che si vedono ridotto di dieci minuti il tempo di pausa, di persone di cui viene misurato lo spostamento del bacino per valutare la produttività.

E' un accordo molto pesante che il sindacato credo avrebbe dovuto affrontare concentrandosi sulle due questioni più delicate: il diritto di sciopero e anche le misure di contrasto dell'assenteismo sul quale, però, è anche bene che si dicano delle verità. Quella è un'azienda in cui il giorno delle elezioni del 2008 su 4.600 lavoratori, 1.600 si misero in permesso perché dovevano stare ai seggi».

Un giudizio su Cgil, Cisl e Uil.
«Se fossi stato il sindacato avrei affrontato la questione come ho detto. Perché il sindacato è più debole se, senza sedersi a discutere, prima e insieme, già si pronunciano, di fronte a provvedimenti del Governo, dei no e dei sì, si annunciano firme o si convocano scioperi. Considero questo molto pericoloso per il Paese. Quando ero segretario del Pd chiedevo ai sindacati di fare un passo avanti in direzione dell'unità sindacale. Io penso che il giorno in cui dovessimo accettare che il sindacato italiano è spaccato come una mela, quello sarebbe un brutto giorno per il Paese e lo sarebbe sicuramente per il centrosinistra. Io penso che Cgil, Cisl e Uil non debbano perdere la voglia di cercare delle soluzioni insieme e di fare pesare la loro forza per ottenere risultati. Se le tre organizzazioni sindacali fossero andate alla Fiat e avessero posto delle esigenze negoziali ragionevoli credo si sarebbe potuto avere un accordo di livello superiore».


Ma la Cgil non rischia l'isolamento?

«La Cgil non è la quintessenza del conservatorismo: io ricordo il coraggio riformista di chi ha guidato questo sindacato - da Lama a Trentin a Cofferati e a Epifani - nella storia del risanamento finanziario di questo Paese: mettere nell'angolo la Cgil non ha nessun senso strategico per il Paese, naturalmente poi la Cgil deve stare dentro una sfida di innovazione ...

http://www.corriere.it/politica/10_giug ... aabe.shtml
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Re: Pomigliano: una delle peggiori schifezze

Messaggiodi Salvatore » gio giu 17, 2010 11:12 pm

Il messaggio è: se vuoi lavorare ti devo sfruttare fino all'osso come in Cina, e se ti lamenti ti caccio.
Se i sindacati difendono questo ricatto, allora andassero a fare gli imprenditori, mestiere più consono a loro.

Se continuiamo di questo passo, i diritti dei lavoratori saranno sempre più carta straccia. Fra qualche anno saremo messi peggio dei nostri nonni in gioventù. E poi ve ne renderete conto.

Per quanto riguarda Veltroni, non ricordavo esistesse ancora. Vada a zappare anche lui la terra, poi vediamo come la pensa.
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Re: Pomigliano: una delle peggiori schifezze

Messaggiodi Salvatore » mer giu 23, 2010 12:39 pm

Lavorare SI, servi No.

Marchionne, Mercegaglia, Bonanni e Sacconi, lavorateci voi alle condizioni di ricatto che volete imporre agli operai di Pomigliano.

Chi ha votato No a Pomigliano è un eroe. Grazie ragazzi.
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Re: Pomigliano: una delle peggiori schifezze

Messaggiodi Gregorio Colaci » mer giu 23, 2010 8:45 pm

Salvatore ha scritto:Lavorare SI, servi No.

Marchionne, Mercegaglia, Bonanni e Sacconi, lavorateci voi alle condizioni di ricatto che volete imporre agli operai di Pomigliano.

Chi ha votato No a Pomigliano è un eroe. Grazie ragazzi.


domanda: Se avesse vinto il NO cosa sarebbe successo, quale sarebbe stato lo scenario negoziale?
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Re: Pomigliano: una delle peggiori schifezze

Messaggiodi Salvatore » mer giu 23, 2010 10:58 pm

Gregorio Colaci ha scritto:
Salvatore ha scritto:Lavorare SI, servi No.

Marchionne, Mercegaglia, Bonanni e Sacconi, lavorateci voi alle condizioni di ricatto che volete imporre agli operai di Pomigliano.

Chi ha votato No a Pomigliano è un eroe. Grazie ragazzi.


domanda: Se avesse vinto il NO cosa sarebbe successo, quale sarebbe stato lo scenario negoziale?



Diciamo che il No non ha vinto ma è come se lo avesse fatto. Con un 40% di lavoratori interni contrari alle politiche aziendali, la Fiat è ben consapevole di quali siano i rischi di rappresaglie. Basta il 40% di lavoratori che scioperano per far fermare tutta la catena. Ecco perchè i vertici aziendali hanno mangiato il boccone amaro. Il plebiscito non c'è stato. A questo punto è tutto teatrino, ma più avanti vedremo alcune modifiche contrattuali.

Sicuramente la globalizzazione pone problematiche nuove rispetto a una ventina d'anni fa.
Ci sono delle contraddizioni abbastanza grossolane.
Ad esempio non si vede perchè un operaio polacco dovrebbe essere penalizzato e uno italiano no.
Non nego che il problema sia complesso.
Secondo me però, e siamo sempre lì, anche se si considera il problema tenendo conto della globalizzazione, è sempre una questione di sistema: tutto è funzionale, anzi strumentale al profitto. Ingenti guadagni di pochi, salari bassi per molti.
Sarà anche un concetto da "ubriaconi da trattoria" ma sta di fatto che negli ultimi anni i numeri ci dicono che fino agli anni 80 in Italia, il rapporto, fatta 100 l'intera somma, era così suddiviso: 60 salari, 40 profitti.
Questo rapporto è andato via via aumentando a favore dei profitti. Per la prima volta nel 2007 mi pare, i salari sono scesi sotto il 50 in questo confronto a 2.
Forse qualcosa va ripensato nell'intero sistema, perchè qua la sopravvivenza per i lavoratori è sempre più dura: e non contatemi balle non è solo "colpa" della globalizzazione, ma di certe logiche.

Continuiamo a tenere duro di fronte a tanta arroganza e volontà di distruggere l'individuo.
Non pieghiamoci a queste logiche alienanti, per cui i diritti (degli altri) sono sempre negoziabili.
Se ha senso dire che è venuto il tempo, a causa dei meccanismi globali, di rinegoziare i diritti conquistati...
allora torniamo al punto di partenza: ha altrettanto senso sostenere che una Marcegaglia non ha più il diritto di camminare per strada tranquilla (parallelismo forte, ma per rendere l'idea).
Il vero referendum è un altro. Dividiamo meglio i profitti che fate sulla nostra pelle o ci prendiamo noi le vostre fabbriche?
Rinegoziamo un po' il vostro c**** di stipendio da super-manager? Rinegoziamo un po' i vostri dividendi milionari?

Stanno preparando la tempesta, ma non lo sanno ancora.

P.S.
chiedetevi perchè di punto in bianco la Fiat ha preso in considerazione la possibilità di abbandonare la Polonia per tornare in Italia. :roll: ;)

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Re: Pomigliano: una delle peggiori schifezze

Messaggiodi Salvatore » gio giu 24, 2010 10:57 pm

Ora ci attende una nuova lotta. Dura e laboriosa.
Il vero nocciolo del discorso è rendere il costo del lavoro uguale ovunque. Visto che si parla di globalizzazione, bisogna ricambiare con la stessa moneta.
I sindacati occidentali devono lavorare ed aiutare molto anche sovvenzionandoli, i sindacati cinesi ed orientali in genere. Questa è la vera battaglia di questo secolo. Non sarà facile, ma la strada deve essere questa.

Poi vediamo questi capitalisti dove si attaccano... si attaccano al c****.
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Re: Pomigliano: una delle peggiori schifezze

Messaggiodi Salvatore » sab giu 26, 2010 11:11 pm

Il modello non era nuovo, celebrava un trentennale, anno 1980, sempre Fiat, stessi moduli, perfino la marcetta dei disponibili, e questa volta dei ricattati. Sotto il pullover sono rispuntati Valletta e Romiti, dei bei tempi Cinquanta e Ottanta. Qualcuno sa che a Nola c’è un reparto confino, dove vengono spediti gli insubordinati di Pomigliano? La Fabbrica che si intitola a Gianbattista Vico ripropone corsi e ricorsi.

La notizia qual è. E’ che questa volta gli è andata male. E gli è andata male per il solo merito di quel 40% di operai che hanno detto: non ci stiamo. E per il solo altro merito di quella Fiom, che si voleva sconfiggere una volta per tutte, ultimo residuo di una conflittualità operaia, estrema espressione fuori tempo di quella novecentesca – e oggi dire novecentesca è come dire medioevale – lotta di classe. Insomma, l’hanno voluta mettere sul piano simbolico e sul piano simbolico hanno rimediato una sconfitta. Guardate come arretrano i grandi organi di opinione: ma forse c’è ancora un problema lavoro, ma dunque c’è lavoro materiale e non solo immateriale, ci sono tute blu e non solo camici bianchi, c’è il salario e non solo partite Iva.

Eppure il punto da mettere in evidenza non è questo. Chi se ne importa di quello che dicono. Il fatto da cui bisognerebbe ripartire è questo nuovo livello di conflitto emerso nella vicenda, che loro hanno evocato e che quegli eroici «no» hanno rovesciato: da un lato ricchezza e potere dall’altro dignità e libertà. Da un lato l’arroganza di chi credeva di avere tutto nelle proprie mani, dall’altro chi ha rivendicato l’indisponibilità di alcune cose precise. Voi mettete 700 milioni e io vi dico che non mi vendo per questo, non metto a vostra disposizione la mia persona, rischio il lavoro ma tengo la testa alta e la schiena dritta. Una lezione. Non morale, ma politica. Viene da quel mondo. E apre una nuova frontiera a una sinistra moderna. Non direi tanto lavoro e diritti. Direi di più lavoro e persona. Quel referendum in quel modo, sotto quelle condizioni, come ricatto sulla vita, sull’esistenza delle persone, non andava accettato. Era dovere di tutta la Cgil, era dovere di tutto il partito democratico, mettersi di traverso. Mi interessano qui meno gli sbreghi alla legalità, che pure c’erano, erano gravi e vanno ancora denunciati. Quel referendum era politicamente illegittimo. Era finalizzato a mettere gli operai contro la loro organizzazione e a mettere gli operai contro altri operai. Esito questo ancora presente, se dovessero emergere reali pericoli per l’occupazione. Adesso bisogna ricostruire una unità di lotta e costringere il padrone a trattare. La Fiat oggi è più debole e meno lucida, come si è visto dalle prime reazioni. E il governo non ha proprio niente da dire. Bisogna non aspettare, passare all’attacco, come sindacato generale e come partiti politici, proporre soluzioni e far cadere la discriminante anti-Fiom. E’ il programma minimo.


Il problema non è il Cavaliere, il problema è il Cavallo, e cioè questo modo d’essere che occupa le nostre vite e che osa sempre di più per avere un comando assoluto, modo d’essere di privilegi intoccabili, di poteri arroganti, di ingiustizie palesi, di sistema di leggi eterne, oggettive, dicono, nei cui confronti non c’è niente da fare se non piegarsi e obbedire. Ascoltateli questi «no» di Pomigliano: segnano il «che fare» per un’operazione forte di un grande partito a vocazione alternativa.

Mario Tronti da Il Manifesto
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Re: Pomigliano: una delle peggiori schifezze

Messaggiodi red » dom giu 27, 2010 10:19 am

il 40% di "NO" al referendum è una vera e propria sconfitta per la fiat...il pensiero che era passato è stato "o accordo o chiusura" quindi si aspttavano un plebiscito...
i compagni a pomigliano ci dicono che tantissimi fra quelli che han votato si non son assolutamente in linea con l'accordo siglato,ma l'hanno fatto per paura,tanta paura.

i "capetti" ci avevano provato,con quella fallimentare manifestazione indetta e tanto sbandierata dai media (prima volta in cui sia "la questura" che i media hanno aumentato il numero dei partecipanti rispetto a quei 4 gatti presenti) e il risultato del referendum,ma sopratutto il clima fra tutti i lavoratori prova il contrario di quello che marchionne & c. vanno dicendo.

il problema poi è sempre quello...la difesa dei lavoratori oggi è in mano solo a loro stessi...il partito che dovrebbe rappresentare la sinistra,e quindi i lavoratori,in italia ha come leader gente come veltroni che invita al senso di responsabilità...il sindacato di sinistra,la cgil,ha come leader uno come epifani che il giorno prima del referendum ha dichiarato che tanto i lavoratori avrebbero votato si...e addirittura il segretario regionale della Cgil, Michele Gravano e quello provinciale, Peppe Errico si sono schierati pubblicamente per il SI’ al referendum.figuriamoci.......
in ogni caso,nonostante il clima di repressione all interno della fabbrica durante il referendum 1673 operai hanno detto no!!!

ora bisogna attendere le scelte dell azienda mantenendo alta la guardia...tanto son lontani i tempi in cui l'azienda farà un accordo "vantaggioso" per i lavoratori...lo scopo è creare degli schiavetti al servizio del padrone...secondo me non passeranno,ma la lotta sarà dura...
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Re: Pomigliano: una delle peggiori schifezze

Messaggiodi red » dom giu 27, 2010 10:21 am

Appello del circolo Prc Fiat auto - Avio di Pomigliano
Scritto da Circolo Prc Fiat auto - Avio
Come lavoratori e delegati iscritti al circolo di Rifondazione Comunista della Fiat di Pomigliano vogliamo fare appello a tutti gli attivisti politici e sindacali della sinistra per rompere il muro del silenzio che la Fiat e dei grandi mezzi di informazione stanno provando a costruire per isolare la nostra lotta.
Quello che è chiaro infatti è che la Fiat sta usando tutti gli strumenti che ha, compreso tutto il suo peso negli organi di informazione, per manipolare la realtà, costringere i lavoratori ad accettare il suo ricatto e condizionare l’opinione pubblica dipingendo i lavoratori di Pomigliano e la Fiom come coloro che difendono un’azienda di fannulloni.

La verità è un’altra. Non solo negli ultimi anni flessibilità e ritmi sono aumentanti, così come la repressione aziendale fatta di licenziamenti e reparti confino, ma è anche fortemente diminuito l’assenteismo in fabbrica che attualmente è al 3,6% in linea con la media nazionale (secondo i dati forniti dalla stessa Fiat).

Come lavoratori abbiamo dimostrato di volere una missione produttiva per Pomigliano e per questo ci siamo battuti negli ultimi anni, con scioperi e manifestazioni fino all’occupazione dell’autostrada Roma-Napoli che ci è costata le manganellate della polizia e il fermo di alcuni nostri compagni.

Rifiutiamo però lo scambio tra lavoro e diritti anche perché capiamo che si inizia a Pomigliano per poi diffondere questo modello in tutte le aziende del paese, come si vede dal fatto che già all’Indesit ci sono richieste simili.

Sappiamo che attorno alla nostra lotta c’è sostegno e simpatia di tanti lavoratori e di tanti giovani che vivono quotidianamente lo sfruttamento nei luoghi di lavoro e l’oppressione della classe dominante nella società.

Per questo facciamo appello a voi a costruire assemblee, dibattiti, comitati di sostegno che nelle vostre realtà territoriali, nei vostri luoghi di lavoro e nelle vostre strutture sindacali portino la nostra voce attraverso una campagna di controinformazione e di raccolta fondi a nostro sostegno anche votando ordini del giorno in nostro sostegno.

Abbiamo bisogno della vostra solidarietà attiva e militante per rompere il tentativo di isolarci, estendere la lotta di Pomigliano e vincere questa battaglia.

Resistiamo un minuto in più del padrone
Saluti di lotta

Rifondazione Comunista circolo Prc Fiat auto-Avio

email: pomiglianoinlotta@gmail.com
Gruppo su Facebook: Circolo PRC Fiat auto e Avio Pomigliano oppure: Pomigliano non si piega
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