Calabria tossica

Qual è l'impegno delle nuove generazioni alla vita pubblica? I grandi temi della Politica
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Calabria tossica

Messaggiodi Salvatore » gio ott 22, 2009 10:38 pm

Sabato ad Amantea corteo nazionale "contro i veleni"

Sull'onda dell'indignazione popolare e delle ficcanti problematiche derivanti dal parziale svelamento dello scandalo dei "rifiuti insabbiati" in terra calabrese, costo degli interessi dell'ndrangheta così come della rete che lega istituzioni e imprenditoria, sabato 24 ottobre ci sarà una manifestazione indetta dai comitati popolari, dalle associazioni ambientaliste, dai movimenti sociali. Il corteo nazionale, "Nessuno ci deve più imbrogliare! Basta veleni. Da Amantea una sola voce: riprendiamoci la vita, vogliamo una Calabria pulita!", partirà alle ore 9 dal piazzale Eroi del mare sul lungomare Natale De Grazia di Amantea (Cosenza).

Calabria a perdere

Chissà se chi ha coniato la metafora degli «insabbiamenti» per indicare i misteri della repubblica nascosti sotto il tappeto delle procure e dei servizi segreti, poteva immaginare che un bel giorno, sulle coste calabresi, si sarebbero scoperti sotto la sabbia o a pochi chilometri dal bagnasciuga alcuni dei veleni che hanno attraversato il nostro paese negli ultimi trent'anni. Fatto sta che da qualche settimana, complici le rivelazioni di un pentito di ‘ndrangheta gravemente malato e le inchieste pubblicate sul manifesto, la punta dello stivale è in preda alla psicosi dei rifiuti tossici.

Sabato 24 ottobre alle 9 da Amantea, paesino un tempo ridente che affaccia sul Tirreno cosentino, partirà una manifestazione cui parteciperanno migliaia di persone: per ribadire che la loro terra non è una discarica e per chiedere che il governo bonifichi le aree contaminate. Sul numero di Carta in edicola da venerdì e che al tema dedica la copertina, trovate alcune delle storie che hanno fatto di questa vicenda delle «navi a perdere» una potentissima chiave di lettura di quello che avviene in questo paese. C'è la preparazione della manifestazione di sabato, cui aderiscono i tanti comitati spontanei nati in questi ultimi tempi per chiedere la verità sui veleni, ma anche le tante associazioni e movimenti che da anni cercano di difendere la salute dei cittadini. Sono esperienze spesso fragili, che però sembrano aver capito che questa volta non si tratta solo di fermare l'invasione di un nemico che arriva dall'esterno, ma che i primi avversari sulla strada della bonifica si trovano sul pianerottolo di casa.

Altra metafora: se fossero confermate le parole di Francesco Fonti, il pentito che ha condotto gli inquirenti fino al mercantile con i bidoni tossici affondato al largo di Cetraro, scopriremmo che l'uomo che avrebbe fatto da tramite tra lo Stato e la ‘ndrangheta, per lo smaltimento delle scorie velenose negli anni ottanta, è Riccardo Misasi, ministro democristiano e cosentino che ha «dato lavoro» a migliaia di persone: i calabresi trovavano un impiego pubblico e investivano i primi risparmi per acquistare una casa nei condomini supereconomici della costa tirrenica, la stessa che da anni rimane deserta perché il mare, ogni giorno, dalle 12 alle 17, si trasforma in una distesa di schiuma bianca.

La manifestazione di sabato, insomma, è rivolta anche ai tantissimi politici, magistrati e semplici cittadini che in questi anni hanno scelto di girarsi dall'altra parte pur di non vedere cosa stava accadendo. Accanto alle sadiche manovre dei trafficanti c'era il masochismo di molti calabresi. Nonostante voci di allarme e denunce non mancassero.

Francesco Cirillo, ambientalista e giornalista indipendente, ha seguito la scia della nave Jolly Rosso fin da quel 14 dicembre del 1990, quando il bastimento carico di veleni si arenò sulla spiaggia di Formiciche, nel comune di Amantea. Come fu possibile che la nave fosse svuotata in tuta tranquillità e che i rifiuti fossero interrati sulle montagne sopra la costa? «In tutta la costa tirrenica proliferavano impianti abusivi di estrazione della sabbia dai fiumi - scrive Cirillo su Carta - C'erano cave in tutti i paesi della costa». Le indagini furono condotte dal gip della procura di Paola, Domenico Fiordalis, lo stesso che nel 2002, da pm alla procura di Cosenza, arrestò proprio Cirillo e altri attivisti meridionali con l'accusa, rivelatasi falsa, di «associazione sovversiva». Fiordalisi escluse che la nave trasportasse scorie velenose. Per anni Cirillo ha scritto sulla Jolly Rosso e sugli altri misteri tossici della Calabria, ma ha sempre sbattuto su un muro di gomma, nelle procure e nei palazzi del potere.

Quella barriera di silenzio è stata rotta, come spiega Paride Leporace, dalle rivelazioni del pentito Fonti e dall'inchiesta di un procuratore, Bruno Giordano, che ha ripreso in mano i fascicoli - fluttuanti di procura in procura - che raccontavano questo sporco affare: su Carta potete leggere il plot impressionante di una specie di spy-story che coinvolge i servizi segreti, alcune potenze straniere e persino l'Iraq di Saddam Hussein e il Dc9 di Ustica. Dietro queste trame si scorgono le forze - alquanto stremate - della società calabrese: l'unica variabile incontrollabile che potrebbe far saltare un complotto all'apparenza perfetto.

Giuliano Santoro
da Carta
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Re: Calabria tossica

Messaggiodi Salvatore » ven ott 23, 2009 12:05 pm

Sono 25 siti inquinati dalla Pertusola, ex fabbrica di zinco ancora
in piedi. Con la regione anche i ministeri di Salute e Ambiente
Rifiuti tossici, screening a Crotone
sul numero di tumori tra gli abitanti

di ANNA MARIA DE LUCA

Rifiuti tossici, screening a Crotone sul numero di tumori tra gli abitanti
CROTONE - Un screening sulla popolazione di Crotone per verificare il numero dei tumori, nella città che ha costruito scuole ed edifici pubblici e privati con materiali tossici. E che conta ben venticinque siti inquinati dai rifiuti della Pertusola (ex fabbrica di zinco), ancora in piedi. La notizia è che il ministero della Salute ed il ministero dell'Ambiente hanno deciso di unirsi alla Regione Calabria per aiutarla a monitorare tutta la popolazione di Crotone.

Finora l'unico screening eseguito è stato quello ordinato dalla Procura su 290 studenti dopo la chiusura di due scuole - l'istituto "Lucifero" e la scuola elementare San Francesco - costruite appunto sui rifiuti tossici. Le analisi avevano rilevato la presenza - nel sangue dei bambini e dei ragazzi - di cadmio, nichel, arsenico e piombo in misura di 3 - 4 volte superiore ai valori normali, con il rischio, nel tempo, di patologie epatiche, renali, gastrointestinali e delle ossa.

Il caso si era aperto dopo malattie che avevano colpito inspiegabilmente dei bimbi, ma il rischio per la salute riguarda tutti ed è quindi urgente e fondamentale eseguire uno screening su tutta la popolazione. Per questo il sostegno promesso dai due Ministeri viene ora vissuto a Crotone con sollievo: potrebbe indicare che la città non è più sola ad affrontare il suo gigantesco problema.

Verso giovedì dovrebbe arrivare dai due Ministeri il documento che indicherà il programma e la quantità di soldi messa a disposizione. In attesa, martedì si farà un nuovo screening sugli studenti delle scuole chiuse dalla Procura.

La Pertusola ora dovrebbe essere finalmente demolita. Secondo quanto emerso dall'inchiesta Black Mountains sarebbero trecentocinquantamila le tonnellate di scorie tossiche derivanti dalla produzione dell'ex fabbrica di zinco riciclate come materiale da costruzione e utilizzate per i lavori di realizzazione di edifici pubblici e private. I reati ipotizzati sono disastro ambientale, avvelenamento delle acque e violazioni in materia di smaltimento di rifiuti tossici. In questi giorni è stata definita la gara di appalto ed i lavori di demolizione dell'ex fabbrica dovrebbero iniziare prima della fine dell'anno.
da: Repubblica
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Re: Calabria tossica

Messaggiodi red » dom ott 25, 2009 9:51 am

articolo tratto da http://www.marxismo.net
una ricostruzione a 360° sullo smaltimento dei rifuti tossici,in cui si fa riferimento anche alla morte della giornalista italiana Ilaria Alpi.

Le “Navi dei veleni” in Calabria
Scritto da Livio Barbagallo
mercoledì 14 ottobre 2009


Riprendiamoci le nostre coste
A quanto pare è proprio vero che il mare prima o poi restituisce quello che per anni custodisce nei propri abissi. A riemergere dalle acque in questi giorni, purtroppo, è una vecchia storia, tornata alla luce dopo il ritrovamento del relitto di una nave, la Kunsky, affondata a largo delle coste di Cetraro, in Calabria: quella delle cosidette “navi a perdere”. Storia questa che per anni ha oscillato tra la leggenda metropolitana, le generose battaglie delle associazioni ambientaliste e le indagini di alcune procure e alcuni magistrati, che parlano di un patto tra 'ndrangheta, strani faccendieri tuttofare e politici italiani ed esteri per eliminare nel nostro mare rifiuti tossici e, addirittura, scorie nucleari.

"Basta essere furbi, aspettare delle giornate di mare giusto, e chi vuoi che se ne accorga?". "E il mare? Che ne sarà del mare della zona se l'ammorbiamo?". "Ma sai quanto ce ne fottiamo del mare? Pensa ai soldi che con quelli, il mare andiamo a trovarcelo da un'altra parte...". Questo dialogo tra due boss della 'ndrangheta, agli atti delle indagini coordinate da Alberto Cisterna, magistrato della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, basta per comprendere quale logica abbia mosso le navi dei veleni.

Vent'anni di traffici e segreti
Tutto cominciò negli anni '90 mediante un esposto del dott. Enrico Fontana (all'epoca un responsabile dei Centri di Azione Giuridica di Legambiente) presso la Procura di Reggio Calabria Dopo mesi di indagini venne fuori un quadro inquietante, tanto che i giornali nazionali, per diverse settimane, parlarono di coste a rischio di contaminazione. Nonostante il clamore iniziale, (continua su http://www.marxismo.net/content/view/3500/181/ )
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Re: Calabria tossica

Messaggiodi Salvatore » gio ott 29, 2009 7:46 pm

Otto dirigenti della Montecatini Edison della città calabrese sono stati incriminati
dalla Procura per omicidio colposo di 7 operai, con l'aggravante della colpa cosciente
Una fabbrica dei veleni anche a Crotone
Si lavorava in ambienti saturi di amianto

di ANNA MARIA DE LUCA

CROTONE - Sono morti di tumore non solo gli operai che lavoravano in fabbrica, ma anche le mogli che lavavano le loro tute blu, intrise di polveri d'amianto. Ora, il Procuratore della Repubblica di Crotone, Raffaele Mazzotta, sta cercando di far processare otto dirigenti della Montecatini Edison - produttrice di fertilizzanti - con l'accusa di "omicidio colposo plurimo con l'aggravante della colpa cosciente", oltre che per "disastro colposo", nei confronti di sette dipendenti deceduti per tumore, per i quali è stata accertato il nesso fra il cancro, che ha provocato la morte, e le condizioni di lavoro. Un nesso - ha detto il magistrato - che potrebbe essere trovato anche per un numero ancora indeterminato di vittime.

La ricerca non sarà semplice, perché manca un "registro tumori" della Regione Calabria. Ed è questa la ragione che ha indotto il sostituto Procuratore di convocare questa mattina una conferenza stampa "nella speranza - ha detto - che chiunque abbia un parente operaio della fabbrica morto di "mesotelioma" - una neoplasia che colpisce la pleura, il peritoneo, il pericardio, la cavità vaginale e i testicoli (n.d.r.)- mi porti la sua cartella clinica. Solo così - ha aggiunto il magistrato - potremo sapere il reale numero dei decessi. Nella fabbrica lavoravano centinaia di operai, ma se non sono le famiglie delle vittime a venire in Procura sarà improbabile individuare tutte le vittime".

L'inchiesta si presenta complicata anche per il gioco delle "scatole cinesi" aziendali. La fabbrica, inizialmente Montecatini Società Generale per l'Industria Mineraria e chimica, ha cambiato vari nomi. In ordine temporale: Montecatini Edison Spa, Ausimont spa, Cledia srl, Alessandria Ausidet spa, Ausidet srl. E poi ancora: Enimont Augusta industriale spa, Enimont Augusta industriale srl, Enichem Augusta industriale srl, Fosfotec srl. Nomi diversi ma stessa sostanza: produceva fertilizzanti.

Il luogo cruciale dei veleni era il reparto "forno fosforo", dove veniva usata la fibretta d'amianto in polvere "che veniva usata - ha spiegato il Procuratore - nonostante sin dai primi anni Sessanta fosse stata ormai scientificamente confermato il nesso micidiale fra l'esposizione all'amianto e il cancro. Tra le sette persone decedute, per le quali è stato accertato questo nesso - ha detto ancora il dottor Mazzotta - due erano mogli di operai che si sono ammalate inalando le sostanze che venivano sprigionate dai panni dei mariti".

Otto, dunque, gli indagati, tutti responsabili dell'azienda dal 1974 al 1997. "E' solo l'inizio - ha concluso il magistrato - perché le vittime purtroppo sono molte di più di quelle che attualmente risultano, ma per trovarle ora abbiamo bisogno dell'aiuto delle famiglie. Sono sicurissimo che da domani l'elenco si allungherà".

da: repubblica
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Re: Calabria tossica

Messaggiodi Candido » gio ott 29, 2009 9:34 pm

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Cetraro, relitto dei veleni: caso chiuso "E' piroscafo Catania affondato nel '17

Roma - Nessun relitto dei veleni. "La nave non è la nave dei veleni, è una nave passeggeri, la Catania, è affondata durante le prima guerra mondiale, nel 1917". Lo ha annunciato il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, in una conferenza stampa congiunta con il procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso. Fino a 300 metri di profondità e per un raggio di 7 chilometri sono da "escludere tracce di contaminazione radioattiva". Lo ha detto il procuratore nazionale antimafia a proposito dei rilievi fatti sul relitto affondato a largo di Cetraro. Grasso, durante la conferenza stampa nella sede della Direzione nazionale antimafia, ha detto che si possono dare "le prime rassicurazioni sugli esiti degli accertamenti attorno al relitto a largo di Cetraro, ma certo queste rassicurazioni non possono bastare per rassicurare la popolazione calabrese, quella italiana, e i turisti che così numerosi vengono in questa regione". Grasso ha aggiunto che il suo ufficio "darà impulso a ulteriori indagini e anche a quelle già esistenti, ma è necessario recuperare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e nella magistratura".

Caso chiuso "Il caso del relitto di Cetraro è chiuso, ma quello dell’inquinamento, in generale, della Calabria è sempre aperto" prosegue Grasso aggiungendo che "serve certo un programma organico di interventi, per la Calabria, per accertare se vi è necessità di bonifiche alle quali procedere con risorse adeguate". Grasso ha assicurato che il suo ufficio darà tutto il necessario impulso alle indagini, comprese quelle già in corso. Tuttavia il procuratore ha sottolineato che finora "si è certamente causata una vittima: l’area di Cetraro e la Calabria. Perché gli operatori turistici guardano con timore alla prossima stagione, perché la popolazione si sente in pericolo temendo per le condizioni di salute, perchè i pescatori hanno smesso di pescare".

Il piroscafo La nave passeggeri Catania risulta dell’armatore Società marittima italiana di Genova. Costruita a Palermo nel 1906 è stata silurata nel corso della Prima Guerra Mondiale da un sommergibile tedesco il 16 marzo 1917 a largo di Cetraro nel viaggio di ritorno sulla tratta Bombay-Napoli. Non è, è scritto sul dossier del ministero dell’Ambiente, della direzione distrettuale antimafia di Catanzaro e del reparto ambientale marino del corpo delle capitanerie di porto, "una nave dei veleni e non contiene bidoni".


http://www.ilgiornale.it/interni/cetrar ... comments=1
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NAVE DEI VELENI colossale bufala o depistaggio?

Messaggiodi Redazione » sab ott 31, 2009 7:06 pm

NAVE DEI VELENI. On. Laratta (PD) Una colossale bufala o un grande depistaggio dello Stato?


Nel corso di una visita sul Tirreno cosentino, l’on. Franco Laratta, pd, incontrando alcuni operatori economici si è detto ‘Sconcertato per come la vicenda della nave dei veleni si sta evolvendo. Le cose sono due: o ci troviamo davanti ad una colossale bufala elevata a dramma nazionale (per la cui cosa, se fosse così, qualcuno dovrebbe pagare per i danni gravissimi fatti alla Calabria, al turismo e alle attività economiche di vaste aree della regione), oppure qualcuno ci sta prendendo in giro, con depistaggi e mezze verità. A questo punto va detta una parola chiara e ufficiale, senza fraintendimenti e dubbi di alcun genere.
Trovandoci davanti a notizie parziali, a fatti contraddittori, ad eventi prima affermati e poi negati nelle e fra le istituzioni dello Stato, non si può che chiedere al Governo di fare luce immediatamente nelle sedi istituzionali. Per poi proseguire con una conferenza stampa dei ministri interessati, per consentire ai giornalisti di fare tutte le domande possibili e quindi chiudere il caso.

Vorremmo tutti sapere:

cosa ha fotografato il rov dell'Arpacal?
Ci sono o no fusti in quella nave di Cetraro, per come si era detto inizialmente? E cosa contengono?
Premesso che non c'era alcun interesse politico nell'inchiesta della magistratura sui veleni nei mari di Calabria, in sedi importanti sono state dette cose molto gravi. Come mai? Sono confermate o superate le cose dette sin dall’inizio dalle istituzioni interessate?
La nave di Cetraro resterà lì con tutto il suo carico? Sarà predisposto il suo recupero?
Come mai l’on. Pecorella ha polemizzato con Grasso? Come mai la Commissione del ciclo rifiuti aveva ordinato il sequestro di un bidone? Come mai le Commissioni parlamentari competenti si sono così vistosamente contraddette?
Che fine hanno fatto le vecchie ordinanze della capitaneria di porto di Cetraro? Si parlava o no di Cesio? Da dove veniva?
Il pentito Fonti è o no attendibile? E’ al sicuro o è minacciato da qualcuno?

Ma quello che è necessario è fare subito chiarezza. Questa vicenda ha fatto danni gravissimi alla Calabria, alla sua economia, alla sua immagine nel mondo. Bisogna subito dare risposte certe

 

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Re: Calabria tossica

Messaggiodi red » dom gen 24, 2010 10:10 pm

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