Terry Schiavo, Piergiorgio Welby, Eluana Englaro ...

I nostri paesi, i luoghi in cui studiamo, lavoriamo...
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Messaggiodi red » gio lug 10, 2008 8:17 am

finalmente unas sentenza sensata,speriamo che il potere vaticano si faccia i fatti suoi,come dovrebbe,senza interferire nelle decisioni dello stato italiano.
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Messaggiodi Mystic » gio lug 10, 2008 10:38 am

Riporto la lettera di Welby a Napolitano per farci un' "idea" di cosa significa "vivere" in certe condizioni:

Caro Presidente,

scrivo a Lei, e attraverso Lei mi rivolgo anche a quei cittadini che avranno la possibilità di ascoltare queste mie parole, questo mio grido, che non è di disperazione, ma carico di speranza umana e civile per questo nostro Paese.
Fino a due mesi e mezzo fa la mia vita era sì segnata da difficoltà non indifferenti, ma almeno per qualche ora del giorno potevo, con l’ausilio del mio computer, scrivere, leggere, fare delle ricerche, incontrare gli amici su internet. Ora sono come sprofondato in un baratro da dove non trovo uscita.
La giornata inizia con l’allarme del ventilatore polmonare mentre viene cambiato il filtro umidificatore e il catheter mounth, trascorre con il sottofondo della radio, tra frequenti aspirazioni delle secrezioni tracheali, monitoraggio dei parametri ossimetrici, pulizie personali, medicazioni, bevute di pulmocare. Una volta mi alzavo al più tardi alle dieci e mi mettevo a scrivere sul pc. Ora la mia patologia, la distrofia muscolare, si è talmente aggravata da non consentirmi di compiere movimenti, il mio equilibrio fisico è diventato molto precario. A mezzogiorno con l’aiuto di mia moglie e di un assistente mi alzo, ma sempre più spesso riesco a malapena a star seduto senza aprire il computer perchè sento una stanchezza mortale. Mi costringo sulla sedia per assumere almeno per un’ora una posizione differente di quella supina a letto. Tornato a letto, a volte, mi assopisco, ma mi risveglio spaventato, sudato e più stanco di prima. Allora faccio accendere la radio ma la ascolto distrattamente. Non riesco a concentrarmi perché penso sempre a come mettere fine a questa vita. Verso le sei faccio un altro sforzo a mettermi seduto, con l’aiuto di mia moglie Mina e mio nipote Simone. Ogni giorno vado peggio, sempre più debole e stanco. Dopo circa un’ora mi accompagnano a letto. Guardo la tv, aspettando che arrivi l’ora della compressa del Tavor per addormentarmi e non sentire più nulla e nella speranza di non svegliarmi la mattina.
Io amo la vita, Presidente. Vita è la donna che ti ama, il vento tra i capelli, il sole sul viso, la passeggiata notturna con un amico. Vita è anche la donna che ti lascia, una giornata di pioggia, l’amico che ti delude. Io non sono né un malinconico né un maniaco depresso – morire mi fa orrore, purtroppo ciò che mi è rimasto non è più vita – è solo un testardo e insensato accanimento nel mantenere attive delle funzioni biologiche. Il mio corpo non è più mio ... è lì, squadernato davanti a medici, assistenti, parenti. Montanelli mi capirebbe. Se fossi svizzero, belga o olandese potrei sottrarmi a questo oltraggio estremo ma sono italiano e qui non c’è pietà.

Starà pensando, Presidente, che sto invocando per me una “morte dignitosa”. No, non si tratta di questo. E non parlo solo della mia, di morte.

La morte non può essere “dignitosa”; dignitosa, ovvero decorosa, dovrebbe essere la vita, in special modo quando si va affievolendo a causa della vecchiaia o delle malattie incurabili e inguaribili. La morte è altro. Definire la morte per eutanasia “dignitosa” è un modo di negare la tragicità del morire. È un continuare a muoversi nel solco dell’occultamento o del travisamento della morte che, scacciata dalle case, nascosta da un paravento negli ospedali, negletta nella solitudine dei gerontocomi, appare essere ciò che non è. Cos’è la morte? La morte è una condizione indispensabile per la vita. Ha scritto Eschilo: “Ostico, lottare. Sfacelo m’assale, gonfia fiumana. Oceano cieco, pozzo nero di pena m’accerchia senza spiragli. Non esiste approdo”.

L’approdo esiste, ma l’eutanasia non è “morte dignitosa”, ma morte opportuna, nelle parole dell’uomo di fede Jacques Pohier. Opportuno è ciò che “spinge verso il porto”; per Plutarco, la morte dei giovani è un naufragio, quella dei vecchi un approdare al porto e Leopardi la definisce il solo “luogo” dove è possibile un riposo, non lieto, ma sicuro.
In Italia, l’eutanasia è reato, ma ciò non vuol dire che non “esista”: vi sono richieste di eutanasia che non vengono accolte per il timore dei medici di essere sottoposti a giudizio penale e viceversa, possono venir praticati atti eutanasici senza il consenso informato di pazienti coscienti. Per esaudire la richiesta di eutanasia, alcuni paesi europei, Olanda, Belgio, hanno introdotto delle procedure che consentono al paziente “terminale” che ne faccia richiesta di programmare con il medico il percorso di “approdo” alla morte opportuna.
Una legge sull’eutanasia non è più la richiesta incomprensibile di pochi eccentrici. Anche in Italia, i disegni di legge depositati nella scorsa legislatura erano già quattro o cinque. L’associazione degli anestesisti, pur con molta cautela, ha chiesto una legge più chiara; il recente pronunciamento dello scaduto (e non ancora rinnovato) Comitato Nazionale per la bioetica sulle Direttive Anticipate di Trattamento ha messo in luce l’impossibilità di escludere ogni eventualità eutanasica nel caso in cui il medico si attenga alle disposizioni anticipate redatte dai pazienti. Anche nella diga opposta dalla Chiesa si stanno aprendo alcune falle che, pur restando nell’alveo della tradizione, permettono di intervenire pesantemente con le cure palliative e di non intervenire con terapie sproporzionate che non portino benefici concreti al paziente. L’opinione pubblica è sempre più cosciente dei rischi insiti nel lasciare al medico ogni decisione sulle terapie da praticare. Molti hanno assistito un famigliare, un amico o un congiunto durante una malattia incurabile e altamente invalidante ed hanno maturato la decisione di, se fosse capitato a loro, non percorrere fino in fondo la stessa strada. Altri hanno assistito alla tragedia di una persona in stato vegetativo persistente.
Quando affrontiamo le tematiche legate al termine della vita, non ci si trova in presenza di uno scontro tra chi è a favore della vita e chi è a favore della morte: tutti i malati vogliono guarire, non morire. Chi condivide, con amore, il percorso obbligato che la malattia impone alla persona amata, desidera la sua guarigione. I medici, resi impotenti da patologie finora inguaribili, sperano nel miracolo laico della ricerca scientifica. Tra desideri e speranze, il tempo scorre inesorabile e, con il passare del tempo, le speranze si affievoliscono e il desiderio di guarigione diventa desiderio di abbreviare un percorso di disperazione, prima che arrivi a quel termine naturale che le tecniche di rianimazione e i macchinari che supportano o simulano le funzioni vitali riescono a spostare sempre più in avanti nel tempo. Per il modo in cui le nostre possibilità tecniche ci mantengono in vita, verrà un giorno che dai centri di rianimazione usciranno schiere di morti-viventi che finiranno a vegetare per anni. Noi tutti probabilmente dobbiamo continuamente imparare che morire è anche un processo di apprendimento, e non è solo il cadere in uno stato di incoscienza.

Sua Santità, Benedetto XVI, ha detto che “di fronte alla pretesa, che spesso affiora, di eliminare la sofferenza, ricorrendo perfino all’eutanasia, occorre ribadire la dignità inviolabile della vita umana, dal concepimento al suo termine naturale”. Ma che cosa c’è di “naturale” in una sala di rianimazione? Che cosa c’è di naturale in un buco nella pancia e in una pompa che la riempie di grassi e proteine? Che cosa c’è di naturale in uno squarcio nella trachea e in una pompa che soffia l’aria nei polmoni? Che cosa c’è di naturale in un corpo tenuto biologicamente in funzione con l’ausilio di respiratori artificiali, alimentazione artificiale, idratazione artificiale, svuotamento intestinale artificiale, morte-artificialmente-rimandata? Io credo che si possa, per ragioni di fede o di potere, giocare con le parole, ma non credo che per le stesse ragioni si possa “giocare” con la vita e il dolore altrui.
Quando un malato terminale decide di rinunciare agli affetti, ai ricordi, alle amicizie, alla vita e chiede di mettere fine ad una sopravvivenza crudelmente ‘biologica’ – io credo che questa sua volontà debba essere rispettata ed accolta con quella pietas che rappresenta la forza e la coerenza del pensiero laico.

Sono consapevole, Signor Presidente, di averle parlato anche, attraverso il mio corpo malato, di politica, e di obiettivi necessariamente affidati al libero dibattito parlamentare e non certo a un Suo intervento o pronunciamento nel merito. Quello che però mi permetto di raccomandarle è la difesa del diritto di ciascuno e di tutti i cittadini di conoscere le proposte, le ragioni, le storie, le volontà e le vite che, come la mia, sono investite da questo confronto.

Il sogno di Luca Coscioni era quello di liberare la ricerca e dar voce, in tutti i sensi, ai malati. Il suo sogno è stato interrotto e solo dopo che è stato interrotto è stato conosciuto. Ora siamo noi a dover sognare anche per lui.

Il mio sogno, anche come co-Presidente dell’Associazione che porta il nome di Luca, la mia volontà, la mia richiesta, che voglio porre in ogni sede, a partire da quelle politiche e giudiziarie è oggi nella mia mente più chiaro e preciso che mai: poter ottenere l’eutanasia. Vorrei che anche ai cittadini italiani sia data la stessa opportunità che è concessa ai cittadini svizzeri, belgi, olandesi.

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Re: Terry Schiavo, Piergiorgio Welby, Eluana Englaro ...

Messaggiodi Candido » gio nov 13, 2008 9:29 pm

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Diventa definitivo il decreto della Corte di Appello di Milano che autorizza a sospendere l’alimentazione artificiale che tiene in vita Eluana Englaro. È la conseguenza della sentenza della Cassazione ha messo la parola fine alla telenovela

Il papà di Eluana, Beppino Englaro ha detto di aver vinto la sua estenuante battaglia, che sarebbe quella per fare rispettare la volontà della figlia, Eluana, in stato di coma vegetativo permanente da oltre 16 anni in seguito a un incidente stradale.

una lunga e complessa vicenda umana e giudiziaria cominciata quasi oltre 16 anni fa.
Il 18 gennaio del 1992, Eluana, all’epoca 20enne, rimane coinvolta in un incidente stradale. Ricoverata nell’ospedale di Lecco in stato vegetativo permanente, alimentata da un sondino nasogastrico, la ragazza sprofonda in uno stato di non-coscienza, a causa della corteccia cerebrale necrotizzata.

Dal 1997 il padre della ragazza, Beppino, diventa il suo tutore e comincia la lotta nei tribunali per essere autorizzato a sospendere l’idratazione e l’alimentazione artificiale alla figlia. La prima sentenza è del Tribunale di Lecco che, nel 1999, respinge la richiesta di fermare l’alimentazione.

Nel 2003, l’istanza viene ripresentata e di nuovo respinta dal Tribunale di Lecco prima e dalla Corte d’Appello di Milano poi. Stesso copione nel 2006. Nell’aprile del 2005, anche la Cassazione boccia il ricorso di Beppino, ma il 16 ottobre del 2007, sempre la Suprema Corte rinvia la palla alla Corte d’Appello del capoluogo lombardo, sostenendo che il giudice può, su istanza del tutore, autorizzare la sospensione in presenza di due circostanze: la condizione di stato vegetativo permanente irreversibile e l’accertamento, sulla base di elementi del vissuto del paziente, che questi, se cosciente, non avrebbe prestato il consenso alla prosecuzione delle cure.
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Re: Terry Schiavo, Piergiorgio Welby, Eluana Englaro ...

Messaggiodi Redazione » sab nov 15, 2008 11:58 am

Francesco ci scrive:

Scelte di fine vita
Si c'è dolore nel cuore! Comunque noi abbiamo il diritto di sapere chi sono i padroni della nostra vita: I medici? i magistrati? la chiesa? i politici? o il malato stesso?
L'art. 32 della Costituzione sancisce il diritto all'autodeterminazione e permette a ciascuno di noi di esprimere l'assenso o il dissenso rispetto a ogni procedura diagnostica e/o qualunque terapia: "Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può, in nessuna caso, violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana "
Quindi nessuna volontà esterna puo' prevaricare quella dell'interessato. Il malato non ha l'obbligo di curarsi. anche se tale condotta lo esponga al rischio della morte probabile (sentenza n.23676 della terza sezione civile della Cassazione).
Come evitare che la vita dell'ammalato, nel momento della sua massima debolezza, cada nelle mani di terzi eventualmente mossi da intenzioni egoistiche (ricerca scientifica) oppure da convinzioni ideologiche?
A chi spetta la decisione sul destino dell'uomo quasi morto da non potersi difendere, ma abbastanza vivo per soffrire ancora?
Chi, al termine della vita, preferisce resistere, con il corpo devastato, ed essere assistito con tutta la tecnologia e le terapie disponibili va rispettato nella sua autonoma volontà decisionale; chi all'opposto, affetto da malattia progressiva, invoca, dal letto di morte, un gesto di umana compassione e rifiuta gli interventi di sostegno, che allungano e la vita ne moltiplicano le pene, deve essere altrettanto onorato ed esaudito.
Secondo il dettato dell'art. 35, del codice deontologico, il medico non deve intraprendere attività diagnostica e terapeutica senza l'acquisizione del consenso informato: la sottoscrizione del consenso è lo strumento legale che sancisce la decisione dell'infermo e rende leggittimo il rifiuto o l'accettazione delle cure.
Chi non è in grado di scegliere perchè è incosciente ha, per questo, meno diritti di chi è cosciente?
In tal caso verrebbe meno il rispetto della persona che sarebbe considerata tale solo fino a quando fosse capace di decidere firmando il consenso.
La dottrina cattolica ufficiale è nettamente contraria alla pronuncia della Corte di Cassazione sul caso di Eluana Englaro: " La vita è un dono divino che rimane in potere di colui il quale fa vivere e morire. Perciò chi si priva della vita pecca contro Dio"( Summa theologiae. Tommaso D'Aquino. XIII secolo). Secondo il parere della CEI, impietrita dal dogma, i supporti nutritivi (idratazione e nutrizione con Peg o sondino ng) e respiratori non devono essere considerati terapie bensì mezzi naturali di sostegno alla vita a cui non è mai lecito rinunciare nemmeno se questa è la volontà del paziente. La Fede è una ragione sufficiente per rifiutare una fine dignitosa al morente disperato che, dall'abisso della sofferenza, invoca, con tutta la sua forza residua, un gesto di pietà , di misericordia, di indulgenza e di umana comprensione?
Fino a quando è appropriato seguitare le cure laddove manca la pur minima speranza di guarigione nè di miglioramento, con la conseguenza di prolungarne una vita penosa e con essa pure l'agonia dolorosa?
E' corretto, moralmente, oppure è disumano seviziare un malato inerme obbligandolo a vivere allo stato vegetativo attaccato ad una macchina che avvicina molto la cura allo strumento di tortura?
Casomai ora il governo sentisse, nel proprio intimo, un sussulto d'orgoglio laico dovrebbe assolvere, subito, ad un obbligo morale e, contemporaneamente, proclamare, con fermezza e decisione, l'assunto fondamentale e inconfutabile della società moderna, laica e pluralista: Nessuno è padrone della vita altrui, ma ognuno è padrone della vita propria. Chi vieta agli altri di essere padroni della vita propria si fa padrone della vita altrui.
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Re: Terry Schiavo, Piergiorgio Welby, Eluana Englaro ...

Messaggiodi red » sab nov 15, 2008 8:26 pm

ognuno è padrone della vita propria!
sottoscrivo ampiamente...
io penso a quanto deve essere doloroso per un genitore convivere con un figlio che mai tornerà a "vivere" nel vero senso della parola...e oltretutto,per poter porre fine alla tragedia,alle sue sofferenze deve fare una battaglia infinita e passare come un mostro che vuole uccidere il figlio!
ma la colpa di ciò è della chiesa?e cosa aspettiamo a liberarcene?
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Re: Terry Schiavo, Piergiorgio Welby, Eluana Englaro ...

Messaggiodi marge » sab gen 24, 2009 9:43 am

si sta parlando, finalmente, con più insistenza del TESTAMENTO BIOLOGICO,cosi finalmente potremmo essere sempre noi i padroni della nostra vita, quale essa sia l sua sorte.
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Re: Terry Schiavo, Piergiorgio Welby, Eluana Englaro ...

Messaggiodi chicca » sab gen 24, 2009 6:14 pm

Personalmente penso che come in tutte le cose bisogna esserci dentro al problema...............e sinceramente non saprei ora cosa rispondere!!!
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Re: Terry Schiavo, Piergiorgio Welby, Eluana Englaro ...

Messaggiodi marge » mar feb 03, 2009 4:25 pm

...mettiamoci, per un istante, nei panni del sig. Englaro......ha lottato senza timore o ipocrisia per rispettare la volontà della figlia.

Eluana è già a Udine dove verranno staccati tutti i supporti meccanici che la mantenevano in vita..........
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Re: Terry Schiavo, Piergiorgio Welby, Eluana Englaro ...

Messaggiodi Gregorio Colaci » mar feb 03, 2009 5:17 pm

marge ha scritto:.
Eluana è già a Udine dove verranno staccati tutti i supporti meccanici che la mantenevano in vita..........


meglio: non verrà più alimentata col sondino; come si evince dal protocollo concordato con la famiglia Englaro: «Il sondino non verrà staccato e per i primi tre giorni si continuerà a nutrirla artificialmente, allo scopo di permettere al personale di verificare la situazione. Dopo questi tre giorni, senza staccare il sondino, verrà sospesa l'alimentazione» (parole del neurologo che ha seguito la vicenda, prof. Carlo Alberto Defanti)
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Re: Terry Schiavo, Piergiorgio Welby, Eluana Englaro ...

Messaggiodi Salvatore » mar feb 03, 2009 11:54 pm

chicca ha scritto:Personalmente penso che come in tutte le cose bisogna esserci dentro al problema...............e sinceramente non saprei ora cosa rispondere!!!

Sono per la libera scelta, ma allo stesso tempo penso che se fosse un mio familiare, probabilmente non ne avrei la forza. :|
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