morire in carcere

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morire in carcere

Messaggiodi red » mer nov 11, 2009 8:54 am

ormai acade sempre piu di frequente...

si parla in questi giorni di stefano cucchi,a roma,ma anche a parma ieri notte è accaduto..

ecco l'articolo del giornale locale:

http://www.gazzettadiparma.it/primapagi ... iesta.html

Morire in carcere, a 32 anni. E a sole 20 ore di distanza dal ritorno in cella, per aver contravvenuto all'obbligo degli arresti domiciliari.

E' accaduto a Parma. La vittima è Giuseppe Saladino, che risiedeva in via Einstein. Era stato condannato per avere rubato soldi dai parchimetri di via Pertini. Poi gli erano stati concessi i domiciliari, ma era appunto stato scoperto mentre violava questo obbligo.

A 20 ore dal nuovo arresto, durante la notte, un malore in carcere, e poi la morte. Ora è stata effettuata l'autopsia, e la Procura ha aperto un fascicolo contro ignoti. L'ipotesi è quella di omicidio colposo.

LA RICOSTRUZIONE - Il giovane è morto la notte di venerdì, la prima che passava in carcere dopo essere stato fermato nel pomeriggio dalle forze di polizia: nonostante la condanna a un anno e due mesi per furto con scasso da scontare ai domiciliari, era stato sorpreso a passeggiare instrada. Qui però nella notte si è sentito male ed è morto.
E' stata già compiuta l’autopsia disposta dalla pm Roberta Licci e i risultati sono attesi per i prossimi giorni. La madre del giovane ha nominato un proprio legale, l’avvocato Letizia Tonoletti, e un perito che ha assistito all’esame autoptico.
«Voglio sapere tutto quello che è successo in carcere», ha dichiarato a Salvatore Pizzo nel Tg Parma la madre del giovane, Rosa Martorana: «In carcere è entrato un figlio sano e avrei voluto ricevere anche in uscita un figlio sano».
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Re: morire in carcere

Messaggiodi red » mer nov 11, 2009 8:56 am

cosa succede?
cosa ne pensate?

il carcere deve essere "rieducativo" o "punitivo".

il carcere inflitto ai"veri mafiosi" recidivi,deve essere diverso da quello dei ragazzotti che han scelto una strada sbagliata ma possono riabilitarsi?

e la morte col carcere cosa centra?

centra forse qualcosa la carenza di organico della polizia penitenziaria o il sovraffollamento?
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Re: morire in carcere

Messaggiodi Ispanico Rosso » mer nov 11, 2009 11:12 am


che amarezza!! dovrebbero essere la giustizia ed invece ci ritroviamo ... giustizieri!!
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Re: morire in carcere

Messaggiodi vittoria » mer nov 11, 2009 12:56 pm

Buongiorno a tutti.
L'ennesimo "malore attivo"?
Finalmente ne parliamo, avevo tentato ma ho solo scatenato lo sfottò di Poker...
Secondo me, red, il carcere non deve essere.
E partendo da qua, vorrei pure dire che per quanto noi piccoli poveri mortali possiamo farci un'idea di giustizia, un mafioso in carcere continua a dare direttive ai picciotti per gli affaracci suoi, e c'ha la cella a cinque stelle. Mentre il ragazzotto muore come un cane senza giustizia.
Secondo me sono indicative le dichiarazioni di Giovanardi: Nel suo dichiarare che "Cucchi è morto perché era anoressico, che la droga porta a questo", lui non dice affatto una bugia: anzi.
In un colpo solo fa una dichiarazione proibizionista (Cucchi morto per droga, Saladino morto per droga, Aldrovandi morto per droga, Bianzino morto per droga...) e legittima la pena capitale per i "drogati".
La morte col carcere non solo c'entra, ma è proprio strettamente collegata. I pestaggi e le sopraffazioni nelle carceri ci sono sempre state, come ci sono stati sempre anche i suicidi (che sempre omicidi sono).
La storia della "qualche mela marcia" che la andassero a raccontare altrove. La "mela marcia" è "una tantum", non è una disfunzione fissa e continua del sistema.
Ed è inutile anche chiedere giustizia. Si può mai chiedere giustizia a chi ti ha massacrato cinque minuti prima?
Sono inorridita, e mi scoppia il cuore a pensare che potrebbe capitare a qualcuno che ho vicino, a cui voglio bene... o anche a me.
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Re: morire in carcere

Messaggiodi Ispanico Rosso » mer nov 11, 2009 1:02 pm


Vi sorge spontaneo un quesito ... COME MAI, NON è MAI SUCCESSO CHE MORISSE UN MAFIOSO (CAMORRISTA, 'NDRANGHETISTA ECC.) IN QUESTE CIRCOSTANZE?
La risposta è ... nella COLLUSIONE!!
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Re: morire in carcere

Messaggiodi poker coffe » gio nov 19, 2009 9:24 pm

MIIIIIIIIIII SE SU SCURDATI...... :wink:


Carceri: sta per tornare libero, non lo avvisano, si suicida

Barese condannato a Rimini stava per lasciare la cella a Palmi
(ANSA)- RIMINI, 19 NOV - Era gia' stato formalmente scarcerato, ma nessuno glielo aveva comunicato e l'uomo si e' tolto la vita in carcere a Palmi (Reggio Calabria).E' accaduto martedi' scorso, secondo quanto riporta oggi il Corriere di Rimini:l'uomo infatti, 41 anni, di Bari,era stato condannato nel capoluogo romagnolo nell'agosto 2008 per il furto di uno zaino in spiaggia.Andati a vuoto i tentativi di ottenere i domiciliari in una comunita' di recupero, l'uomo era disperato e si e' suicidato con il fornellino del gas.

UN'ALTRO IN MENO.. :wink:
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Re: morire in carcere

Messaggiodi vittoria » gio nov 19, 2009 9:37 pm

Leggo e mi domando se almeno un pochino ti vergogni. E poi mi rispondo che non ti vergogni, altrimenti certe cose non le scriveresti. E concludo: :puker:
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Re: morire in carcere

Messaggiodi poker coffe » gio nov 19, 2009 9:49 pm

vittoria ha scritto:Leggo e mi domando se almeno un pochino ti vergogni. E poi mi rispondo che non ti vergogni, altrimenti certe cose non le scriveresti. E concludo: :puker:


Se si cerca sul vocabolario il significato della parola vergogna, lo troveremo come un senso di tristezza e di avvilimento che nasce dall'essere consapevole di aver commesso una cattiva azione. Il significato, però, benché esatto non è completo. Infatti la vergogna è si un sentimento di confusione e turbamento in una situazione di difficoltà per una persona, però a differenza dell’imbarazzo, che si sperimenta esclusivamente in presenza di altri, ci si può vergognare anche da soli e per lungo tem-po; inoltre, mentre l’imbarazzo sorge per la trasgressione di regole comportamentali sociali che possono anche non essere condivise, la vergogna è il segnale della rottura di regole di condotta personali e non condivise con la società. Ancora la vergogna può essere espressa anche come l'emozione che accompagna l’auto-valutazione di un fallimento personale nel rispetto delle regole, scopi o modelli di comportamento condivisi con altre persone di una comunità o società. Oppure possiamo valutarla come un senso di vergogna personale verso se stessi: inteso cioè come il vergognarsi anche di un proprio difetto corporeo. Per di più se vogliamo considerarla come qualcosa di negativo si può anche affermare che essa è una emozione che trascina l’intero individuo rispetto alla propria manchevolezza, perché è il rendersi conto di aver commesso qualcosa per cui possiamo essere valutati dagli altri in maniera completamente diversa da quella che avremmo voluto. Ciò può causare due diversi tipi di reazioni: la prima può provocare nel soggetto una reazione di tipo negativo, che lo spinge a chiudersi in se stesso nei confronti della società e delle persone che lo hanno sospinto ad assumere questo atteggiamento (oppure se riguarda un difetto del corpo ci spinge a nasconderlo per un senso di pudore). La seconda, invece, nascendo da una consapevolezza di aver commesso un errore o un atteggiamento vergognoso, sospinge la persona ad evitarlo in esperienze successive. Può verificarsi, inoltre, un altro tipo di reazione, che comprende le due precedenti. Cioè il soggetto tendendo ad evitare questi comportamenti, che lo mettono in imbarazzo, benché voglia continuare a scansarle per portare avanti una vita con un minimo di rispetto da parte di altri, tende invece consecutivamente a chiudersi in se stesso, perché l’evitare quelle situazioni comuni, gli rendono la vita decisamente chiusa e personale, composta solo da azioni di routine senza un minimo di aspirazione in una vita decisamente triste e ripetitiva, che richiede, invece, coraggio, fermezza e ideali (dato che la vergogna provoca anche la perdita di coraggio e fermezza, e l’aumento di insicurezza verso se stessi e verso gli altri). In pratica, analizzando questi dati e questi argomenti, si potrebbe dedurre che per vivere bene in una società occorrerebbe non vergognarsi mai e non provare mai imbarazzo, ma, poiché la vergogna è un sentimento che, come tutti i sentimenti, dall’uomo non può essere né soppresso né ignorato, si può invece dedurre che è molto utile per una persona perché lo aiuta radicalmente nella sua formazione verso se stesso e verso la società. :wink:
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Re: morire in carcere

Messaggiodi poker coffe » gio nov 19, 2009 9:56 pm

Ispanico Rosso ha scritto:
Vi sorge spontaneo un quesito ... COME MAI, NON è MAI SUCCESSO CHE MORISSE UN MAFIOSO (CAMORRISTA, 'NDRANGHETISTA ECC.) IN QUESTE CIRCOSTANZE?
La risposta è ... nella COLLUSIONE!!


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Re: morire in carcere

Messaggiodi Salvatore » ven nov 20, 2009 12:48 am

poker coffe ha scritto:MIIIIIIIIIII SE SU SCURDATI...... :wink:


Carceri: sta per tornare libero, non lo avvisano, si suicida

Barese condannato a Rimini stava per lasciare la cella a Palmi
(ANSA)- RIMINI, 19 NOV - Era gia' stato formalmente scarcerato, ma nessuno glielo aveva comunicato e l'uomo si e' tolto la vita in carcere a Palmi (Reggio Calabria).E' accaduto martedi' scorso, secondo quanto riporta oggi il Corriere di Rimini:l'uomo infatti, 41 anni, di Bari,era stato condannato nel capoluogo romagnolo nell'agosto 2008 per il furto di uno zaino in spiaggia.Andati a vuoto i tentativi di ottenere i domiciliari in una comunita' di recupero, l'uomo era disperato e si e' suicidato con il fornellino del gas.

UN'ALTRO IN MENO.. :wink:


sei un piccolo essere che si diverte sulle disgrazie altrui. E' ovvio che non provi vergogna, non sai neanche cosa sia. Tu la vergogna la conosci solo quando le sofferenze e le disgrazie degli altri, le provi sulla tua pelle.
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