
Sono convinto che le polemiche e le manifestazioni, sorte a causa della visita di BENEDETTO XVI all’apertura dell’anno accademico dell’Università La Sapienza di Roma, siano solo un pretesto per irrigidire il rapporto tra religione e politica che continua ad essere motivo di acceso dibattito, con risvolti anche su questioni di bioetica, di politiche per la famiglia e di giustizia sociale.
Siamo facili a farci influenzare da qualsiasi cosa ci dicano o ci propinano, ma c'è anche da dire che è difficile orientarsi nella straripante marea di notizie, fatti, eventi che vengono raccontati più volte e da fonti diverse ed in maniera diversa. Città senza più valori, senza più pudore, senza maestri, senza un atteggiamento educativo per i bambini, figli che pagano con l’isolamento o l’emarginazione perché portano un Cognome “pesante”, e che soffrono perché additati.
E nessuno dice niente, anzi si mormora " ben gli sta ... ". Così si fa contestazione, così si fa politica.
Striscioni che volano via con su scritto che “la religione è una minaccia alla democrazia”. Io penso che sia il contrario. Essa può sicuramente rappresentare un valido contributo al dibattito pubblico. Una società, per dirsi veramente democratica, dovrebbe tener conto della “visione del mondo” di tutti i suoi membri e consentire loro di partecipare alla dialettica pubblica compreso il Papa. Ed insisto nel dire che la religione può anche rappresentare un valido contributo alle discussioni sui diritti umani, sui valori politici e sul concetto di persona umana.
Il bombardamento continuo, un po' alla volta, ci sta facendo perdere il senso di autocritica, il saper discernere, il riuscire a vedere oltre i fatti, quello che sta succedendo. Così magari ci illudiamo di essere capaci di scegliere, e poi in fondo facciamo le scelte che altri fanno per noi, o ci uniformiamo alla mentalità di questo mondo, il che è peggiore.
Quando l'uomo si allontana dai valori fondanti la cristianità e fa di testa sua, è capace delle più orribili cose. La storia ce lo insegna. Quando l'uomo pensa di sostituirsi e si sente un dio, si riempie di orgoglio, non ha più bisogno di alzare gli occhi al cielo (e magari si fa aiutare da maghi e fattucchiere) e perde il senso della vita.
La nostra grandezza, invece, si misura considerando quanto piccoli siamo! Che cosa strana, vero? Ci sono Santi che hanno scritto cose stupende su questo argomento.
Qualcuno di lassù ci vuole donare tutto, a partire da se stesso, dal suo amore, dalla sua stessa vita divina, ma, come tutte le cose, se vai a far la spesa con la macchina già carica, non riuscirai a caricare nient'altro.
Se il nostro cuore è pieno di egoismo, di rivalità, di giudizi, di presuntuosità, oltre che di tutte le specie di peccati, non ha posto per accogliere questi doni di lassù. Non è <<Lui>> che non ci dona il suo amore, siamo noi che non abbiamo tempo né posto per poterlo ricevere.
Poi i doni di Lui sono cose speciali e non convivono con il peccato. Ecco allora che possiamo godere di tutto ciò che Lui mette a nostra disposizione, solo se abbiamo un cuore puro ed umile, solo se siamo convinti che Lui ce lo può riempire, solo se riconosciamo di essere piccoli, piccoli di fronte a Lui. Allora sì che Egli ci farà grandi, che compiremo opere e cose che mai avremmo immaginato, che potremmo essere giganti nella fede. Lui, solo Lui, può fare questo per noi, se noi lo desideriamo. Ma siamo davvero felici se calunniamo e giudichiamo l’altro? Io penso che Tu non sei migliore dell’altro anche se ti atteggi a grande uomo e poi non distingui il colore giallo dal rosso.
Oggi si tende a concepire la laicità come l´ambito della sola ragione ossia della ragione che considera la fede religiosa come irrazionale e quindi non degna di entrare nel dibattito pubblico.
Ecco perché Professori (una minima parte) e pochissimi studenti della Università Romana La sapienza pensano alla laicità come neutralità dagli assoluti che accetta la religione solo secondo tre modalità: come fatto privato, come setta nel mercato dei sentimenti religiosi, come vaga e generica mistica negando alla religione una dimensione pubblica. Comunque, ciò nonostante, la visione religiosa del mondo costituisce un contributo valido e merita di poter essere ascoltata.
Infatti, estromettere una visione religiosa del mondo senza dare ad essa la possibilità di essere discussa pubblicamente nel merito delle argomentazioni che essa propone si configura come una violazione dei principi democratici.
Salvatore Barresi




