il Partito Democratico, secondo me

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Re: il Partito Democratico, secondo me

Messaggio di Candido » gio ago 19, 2010 12:24 am

Chi ha ucciso la tv di D'Alema
Litigi, fughe, eliminazione di tutti i giornalisti non allineati: così è maturata la chiusura di Red TV, il canale con cui Max voleva far politica via satellite

I locali di Red Tv, canale 890 Sky, l'emittente satellitare nata e cresciuta nel nome di Massimo D'Alema, sono imbalsamati in un silenzio cimiteriale. Per terra vecchi giornali, scatoloni rotti, cd abbandonati. Sul tavolone centrale, fogli d'appunti sparsi. Nessun computer: sono tornati, giovedì 5 agosto, alla società che li aveva noleggiati. Non un telefono che squilli. Non un fattorino che si affacci in segreteria. Paralisi totale, nella redazione che da quasi due anni occupa a Roma il retro di palazzo Grazioli. Soltanto la monumentale pancia del vicedirettore Mario Adinolfi, già nella direzione nazionale Pd nonché candidato alle primarie 2007, che si agita sui bermuda oversize: "Ma quale Red Tv, questa ormai è Dead Tv... Una televisione che sta morendo per due mali atavici: la miopia della politica e il cinismo dell'imprenditoria". Risultato, tutti a casa. "Sette giornalisti licenziati dal primo settembre 2010, sette amministrativi in cassa integrazione dallo scorso marzo, quattro collaboratori fissi senza contratto".
Immagine
La fine di un'avventura partita con grandi entusiasmi e proseguita tra scontri atomici. Data cardine, il 4 novembre 2008. Quella sera, mentre gli Stati Uniti eleggono Barack Obama e Silvio Berlusconi ospita nel lettone Patrizia D'Addario, D'Alema e la fondazione Italianieuropei celebrano il decollo della loro tv: "La fondazione tiene molto a questo progetto", sottolinea in quei giorni l'ex premier: "Per noi è una sfida: non ci aspettiamo ascolti pazzeschi, siamo di nicchia ma a Red si può sperimentare, si può fare tv in modo nuovo". E soprattutto, si può lottare alla pari con il fratello coltello Walter Veltroni, che il 14 ottobre 2008 ha lanciato sul canale 813, sempre di Sky, YouDem Tv: un'iniziativa "per accelerare l'innovazione del Partito democratico", la definisce all'epoca il segretario Veltroni. Ma anche "una mossa che istantaneamente scatena l'orticaria di D'Alema", ricordano i suoi fedelissimi.

Per questo Red Tv si preannuncia come una partita imperdibile: è l'ennesima corsa tra i due ex ragazzi rossi. Anche se D'Alema parte in vantaggio, grazie a una rete satellitare che non costa un euro. Gliela consegna chiavi in mano, in onda dal 2005 con il logo Nessuno Tv, un gruppo di imprenditori capitanati da Luciano Consoli: 55 anni, ex giovane Fgci, poi amministratore dimissionario alla "Voce" di Indro Montanelli, poi ancora protagonista di Formula Bingo, società fallita nel tentativo di far amare agli italiani il gioco più noioso del mondo. "La strategia era chiara", dice Consoli: "Abbiamo messo i palinsesti di Red Tv a disposizione di D'Alema e la sua fondazione. Pensavamo servisse a mantenere il finanziamento che ci teneva in vita".

Un accordo faustiano legato alla legge Gasparri, anno 2004. L'articolo 7 garantisce alle televisioni satellitari monotematiche denari pubblici (per Red Tv, circa 4 milioni l'anno). Sempre che facciano riferimento a un movimento politico: nel caso di Red Tv, l'associazione Ulisse. Un gruppo, raccontano le cronache, animato da personaggi carismatici come i parlamentari pd Nicodemo Oliverio, Francesco Boccia, Mario Gasbarri, Antonio Luongo, più Pino Pisicchio dall'Italia dei Valori. "Quanto al direttore di Red", dice Adinolfi, "D'Alema conferma chi già guidava Nessuno Tv: Claudio Caprara, suo compagno di avventura ai tempi di Palazzo Chigi".

Sboccia così la primavera di Red: tanto promettente quanto fragile. Mentre dall'assetto societario di Nessunotv Spa scompare la fiduciaria lussemburghese Cored international S.a. ("Poteva diventare imbarazzante, per Italanieuropei, così l'abbiamo cancellata e ci siamo esposti", dice Consoli), sugli schermi di Red Tv sfilano i direttori della stampa non berlusconiana. C'è Concita De Gregorio da "l'Unità". C'è Stefano Menichini da "Europa". C'è Piero Sansonetti da "Liberazione". Ma soprattutto c'è Lucia Annunziata, sensibilità dalemiana ed esperienza da vendere. "Era lei", testimoniano gli ex redattori, "a governare le riunioni". Ed è sempre lei a indicare la via maestra: "Noi siamo la salumeria", catechizza le truppe, "e il Pd è il nostro salame".


http://espresso.repubblica.it/dettaglio ... ma/2132539

Re: il Partito Democratico, secondo me

Messaggio di Salvatore » sab apr 03, 2010 1:44 pm

Franceschini? Veltroni? Serrachiani? Ma ancora? Secondo me ci godete... Ognuno ha i dirigenti che si merita anche se questi alla lunga vi faranno scomparire. Contenti voi! :roll: :wink: :wink: :wink:

Re: il Partito Democratico, secondo me

Messaggio di Francesco Lena » sab apr 03, 2010 1:20 pm

Cari amici del Partito Democratico, faccio alcune mie semplici considerazioni e piccole proposte, per costruire velocemente un alternativa di governo in Italia e per rafforzare su tutto il territorio italiano il P.D. .

secondo me bisogna trovare subito un personaggio per costruire l'alternativa di governo, al di fuori del Segretario Bersani, anche se lo stimo molto e sta lavorando bene per il paese e per il partito.

faccio alcuni nomi, Veltroni, Franceschini, Seracchiani, o altri vedete voi, scelto il nome costruire una coalizione di governo il più larga possibile.

Il P.D. Deve aprirsi molto di più, contattare personalità nuove, in ogni regione, provincia, comune, contattare i movimenti, anche i grillini, i delusi della lega e altri, contattare le associazioni di volontariato.

Il P.D. Deve arricchirsi di competenze e di rappresentanze a 360 gradi, deve saper rappresentare tutti i soggetti della società e del paese, dai lavoratori dipendenti ai pensionati, ai commercianti, agli artigiani, alle piccole e medie imprese, agli industriali, l'importante che siano persone per bene e oneste, anche se sappiamo che la priorità è di essere dalla parte dei più bisognosi, dei più deboli, di chi non c'è la fa.

Il P.D. È un partito nuovo che pensa al presente, ma che punta sul futuro, arricchiamolo anche di idee nuove, di personalità per bene nuove, per costruire un programma di governo moderno, costruito anche con il contributo della base, assieme alla gente e con la gente.

Radicarsi, radicarsi, radicarsi di più su tutto il territorio nazionale, perché strutturalmente il P. D. e ancora debole, deve essere veramente un partito popolare moderno.

Bisogna coinvolgere di più intellettuali, professori, giornalisti, attori, presentatori, donne, giovani.

Una parola magica che ho a cuore e che tutti dovrebbero avere nel nostro bel partito, uniti, uniti uniti a lavorare e a diffondere al massimo, il nostro programma, le nostre idee, a fare informazione, a fare cultura.

Bisogna andare di più in televisione pubbliche e private, alle radio, scrivere sui giornali, riviste, sopratutto internet, le intelligenze e le capacità le abbiamo, dobbiamo utilizzarle al meglio, per fare la bella politica, per il bene del paese e per il bene comune.


Forza amici, sono sicuro che c'è la faremo come Partito Democratico, perchè siamo un partito moderno, e di governo,
diventeremo non solo un grande partito Italiano ma anche Europeo.

Francesco Lena

Re: il Partito Democratico, secondo me

Messaggio di Ispanico Rosso » gio dic 10, 2009 12:28 pm


Cara Dorina, quello che hai fatto denota un certo grado di disinteresse e di superficialità che non credevo ti appartenessero.
Lo dico a malincuore ma, sono costretto a ricordarti che, sei stata eletta con i voti degli elettori del PD, i quali, non hanno nemmeno potuto scegliere se votarti o meno. Non hanno votato te ma il PD, stessa cosa dicasi per tutti gli altri eletti.
Ora però pongo un quesito ... non credi siano necessarie le dimissioni? perchè vai in un altro partito che non è il PD e la gente che ha permesso la tua elezione ha votato PD e non UDC!!
Questo è il frutto delle candidature romane, la tua fortemente voluta da Rutelli (il quale ti raggiungerà tra un paio di mesetti :twisted: :twisted: ), ci siamo già passati con la Intrieri, che ora si trova nell'UDEUR!!
Ci vuole serietà in tutto!! anche nel dichiararsi cattolici!!! :twisted: :twisted: :twisted:

Re: il Partito Democratico, secondo me

Messaggio di Redazione » mar dic 08, 2009 12:34 am

<p>L'on. Franco Laratta, cattolico impegnato ci ha scritto a proposito delle dichiarazioni della sen.<font size="+1"> Dorina BIANCHI che lascia il Pd</font> perch&egrave; non ci sarebbe pi&ugrave; spazio per i cattolici</p>
<p><IMG border=1 hspace=15 alt="Dorina BIANCHI" align=right src="http://img34.imageshack.us/img34/8531/200pxdorinabianchi.jpg" width=200 height=266><font face="Courier, monospace">&quot;Non capisco cosa voglia dire la sen. Dorina BIANCHI. Io non ho mai visto alcuno nel pd, n&egrave; ieri e nemmeno oggi, che abbia impedito a me, e a quanti come sono cattoloci impegnati in politica, di professare e difendere i principi cristiani; mai nessuno ci ha impedito di presentare proposte di legge, di intervenire e di correggere, di sostenere e di astenerci, davanti a inziative legislative di qualsiasi genere. Nel pd c'&egrave; la pi&ugrave; ampia libert&agrave;, e c'&egrave; grande spazio di manovra. sapendo che nessuno pu&ograve; imporre le proprie idee, ma tutti dobbiamo rispettare quelle degli altri, professando le nostre&quot;.</font></p>
<p><IMG border=1 hspace=15 alt="on. Franco LARATTA" align=left src="http://img34.imageshack.us/img34/3231/1255529855.jpg" width=194 height=222 hspace=10><font face="Courier, monospace">&quot; Nel pd mi sento come a casa mia: il pd &egrave; casa mia! Non vorrei che coloro che vanno via abbiano altre preoccupazioni, forse legittime. Ma non dicano che se ne vanno perch&egrave; nel pd non c'&egrave; pi&ugrave; spazio per i cattolici. Anche perch&egrave; a noi lo spazio non lo si deve concedere. Noi lo abbiamo e lo difendiamo con il nostro impegno e la nostra testimonianza concreta e quotidiana. Se poi per spazio si iintende poltrone...allora non c'entra niente la propria fede religiosa&quot;</font></p>

Re: il Partito Democratico, secondo me

Messaggio di Ispanico Rosso » mer dic 02, 2009 10:44 am


Caro RUTELLI sei uno dei peggiori doppio-giochisti che abbia mai conosciuto!! Te la giochi alla pari con Mastella e Buttiglione!
Fino a quando era lui maggioranza interna, tutto ok! Poi qualcosa è cambiato (perchè tra le altre cose lui, Wolter e Dario hanno ucciso la sinistra italiana) ed il PD non è buono più!!
Impostore!! :twisted: :twisted: :twisted: :twisted:
Falso!!! :evil: :evil: :evil: :evil:
a breve uomo dell'UDC!! :evil: :twisted: :evil: :twisted: :wink: :wink:
Trovati un lavoro "nullafacente"!!

Re: il Partito Democratico, secondo me

Messaggio di Salvatore » mar dic 01, 2009 10:18 am

Ispanico Rosso ha scritto:
Ma è un geniooooooooooooo!! :ahah :ahah
Salvatò ma dove l'hai trovato?? :ahah :ahah
Troppo bravo!!! Complimenti!!

eh eh, le vie del Signore sono infinite.

Re: il Partito Democratico, secondo me

Messaggio di Ispanico Rosso » mar dic 01, 2009 9:41 am


Ma è un geniooooooooooooo!! :ahah :ahah
Salvatò ma dove l'hai trovato?? :ahah :ahah
Troppo bravo!!! Complimenti!!

Re: il Partito Democratico, secondo me

Messaggio di Salvatore » lun nov 30, 2009 1:08 pm

Tolleranza Zoro

Re: il Partito Democratico, secondo me

Messaggio di red » lun nov 02, 2009 9:25 am

da http://www.marxismo.net

Congresso Pd ovvero la miseria dei democratici
Scritto da Francesco Giliani

Cordate di potere e retorica liberale
Richiamiamo all'attenzione dei nostri lettori un articolo scritto a settembre ma che conserva tutta la sua validità dopo l'elezione di Bersani a segretario del Partito democratico, avvenuta domenica 25 ottobre

Tredici anni fa, a Modena, Fini passeggiava per la prima volta in una ‘Festa de l’Unità’, immerso in un clima ostile. Qualche settimana fa, a Genova, lo stesso Fini è uscito da un dibattito alla festa nazionale del Pd tra uno scroscio di applausi. Sarà un altro passo verso la “modernità” ed il “riformismo”? Oppure un segnale di crisi profonda, quasi di disperazione politica, di un partito incatenato a formule che in vent’anni hanno provocato solo disastri per i lavoratori e la sinistra?

Ma l’ossessione per un Fini “responsabile” contrapposto ad un Berlusconi becero e populista non è nuova per il gruppo dirigente del Pd. Già nel 1994 Fini fu corteggiato dall’allora Pds nella speranza di mettere in crisi il primo governo Berlusconi; fortunatamente, in quel caso, gli scioperi e le mobilitazioni dei lavoratori e degli studenti diedero un calcio nel sedere al governo di destra che durò 8 mesi. In questi 15 anni le manovre dei dirigenti del Pds-Ds-Pd per disarticolare il centro-destra, corteggiando Fini o Bossi che D’Alema definì “costola della sinistra”, hanno ottenuto il risultato contrario, creando sgomento e confusione a sinistra.

Franceschini e Bersani pari sono
Quest’estate Fassino ha dimostrato che la ricerca di intesa con pezzi della destra non è affatto tattica di immagine, offrendo a Galan, governatore berlusconiano del Veneto, l’appoggio del Pd per una ricandidatura in cambio di una presa di distanza dalla Lega Nord e dal Cavaliere. Calearo, deputato Pd ed ex falco di Federmeccanica, si è detto favorevole. Penati, ex presidente Pd della provincia di Milano, ha tuonato contro Fassino sostenendo che poiché Galan non si è dimostrato disponibile a quest’ipotesi è inutile e dannoso parlarne, però la strategia di disarticolare il centro-destra ed avvicinare l’Udc è da perseguire anche in Lombardia. Poi tutti a elogiare il modello Dellai, presidente della provincia autonoma di Trento grazie ad una coalizione formata da Pd, Udc ed una bella iniezione di leaderismo con la lista personale del “governatore”.

Fassino e Calearo appoggiano la candidatura di Franceschini. Penati è il coordinatore nazionale della mozione Bersani, cui fa riferimento anche Dellai. Difficile dire chi abbia espresso una posizione più reazionaria. Franceschini e Bersani sono uniti dalla passione per l’Udc. Insomma, tutti pazzi per Casini!

Le manovre di avvicinamento coi centristi stanno già scatenando guerre per bande a livello locale, provocando pure clamorosi voltafaccia congressuali. In Puglia il sindaco di Bari Emiliano, pro Bersani, è in rottura coi dalemiani pugliesi e correrà da solo per il posto di segretario regionale dopo che il suo codazzo è rimasto fuori dalla spartizione di incarichi di partito ed istituzionali in vista delle regionali del 2010. Per inciso, questo signore ha recentemente affermato che il Pd deve avere come cemento l’anticomunismo. Nel resto del paese la situazione nel Pd non è meno nauseante: signori delle tessere e potentati locali contrattano indifferentemente con Franceschini e Bersani il loro appoggio, Marino è meno corteggiato in quanto senza possibilità di vittoria. I volti impresentabili abbondano da ogni parte, è da menzionare l’appoggio a Bersani di Bassolino e Loiero, presidente della giunta regionale con più indagati d’Italia.

In questo pantano del congresso Pd è immerso anche gran parte del gruppo dirigente della Cgil. Mentre i vertici di Cisl e Uil sono legati a Franceschini, il grosso dell’apparato Cgil sta con Bersani, nell’illusione che una sua elezione possa facilitare una ricomposizione del vecchio centro-sinistra di prodiana memoria. A parte che non si capisce cosa avrebbero da guadagnare i lavoratori da tutto questo, la subordinazione dei vertici della Cgil a Bersani traduce mancanza di strategia sul terreno politico nonché il rimpianto per un’epoca di compromesso sociale, comunque portato sulle spalle dei lavoratori, che l’attuale crisi del capitalismo mette fuori dall’agenda. Anche sulla riforma dei contratti nazionali le due mozioni tacciono, salvo indicare la necessità di detassare gli aumenti pattuiti nei contratti aziendali ed incentivare gli aumenti di produttività. In pratica, come afferma Bonanni, se gli operai vogliono guadagnare qualcosina in più non pensino di intaccare i profitti aziendali ma provino a spaccarsi la schiena ancora di più. Se la Cgil lotterà fino in fondo contro lo smantellamento del contratto nazionale, difficilmente troverà al suo fianco il segretario del Pd, anche fosse Bersani.

La crisi mondiale del capitalismo brilla per la sua assenza dai documenti di tutte e tre i candidati alla guida del Pd. Per Bersani e Franceschini si tratta di dimenticare la lotta di classe tra padroni (pardon, “imprenditori”) e lavoratori e mettere nero su bianco alcune regole ben scritte: la jungla capitalista diventerà allora un giardinetto dove i diritti di tutti saranno rispettati e le speculazioni un ricordo del passato. Piccolo particolare: l’età pensionabile deve essere alzata, si vive troppo a lungo! Però, come scrive Bersani con ipocrisia da Pd, in maniera “volontaria e flessibile” (tradotto: se vai in pensione col minimo dell’età farai la fame). Trovare delle differenze tra i due documenti è arduo. In un vuoto spinto, intere pagine scorrono via tra richiami all’innovazione, al merito, alle regole da fissare per il libero mercato, agli aiuti per le imprese, alle liberalizzazioni o al nuovo stato sociale ridotto aperto ai privati ed al terzo settore (la “sussidiarietà”).

Sinistra: ognuno vede il “suo” Bersani
Che Sinistra e Libertà ma anche il Pdci ed una parte del Prc veda con favore un’affermazione di Bersani, presunto ri-socialdemocratizzatore del “partitone”, è una questione da chiarire. Da un lato, non si comprende quali passi avanti comporterebbe per la costruzione di un partito comunista una rinascita socialdemocratica (una nuova Unione? non ci è bastata l’ultima?), dall’altro è fantasioso vedere nella mozione Bersani un fattore che spinga in quella direzione.

è un fatto che il personale politico dei due partiti fondatori del Pd è mescolato nelle due mozioni: l’attuale divisione trascende le vecchie appartenenze. Fassino ha fatto notare che 16 candidati su 20 della mozione Franceschini, ex Ppi ed ex Margherita, vengono dai Ds; i veltroniani appoggiano Franceschini assieme a pezzi dell’ex sinistra Ds, a Nerozzi, Podda ed all’area cofferatiana che si immagina futura ala laburista del Pd. Ugualmente, non mancano a Bersani appoggi pesanti di origine non diessina: dall’impresentabile Agazio Loiero a Marrazzo, da Enrico Letta, ex segretario della Margherita e fedele di Confindustria, al già citato Dellai o a Rosy Bindi. Qualche balbettio in più sulla laicità da parte di Bersani non sposta davvero la questione. Al massimo farà avere qualche voto in più al campione della meritocrazia made in USA, in arte Ignazio Marino, più deciso sulla laicità. Peraltro, sulla RU486 come sulle coppie di fatto o sull’adozione da parte di coppie omosessuali Bersani e Franceschini hanno posizioni analoghe, tra il vago e la contrarietà netta, a seconda del momento e dell’uditorio.

In entrambe le fazioni i sindacalisti hanno il ruolo di foglia di fico e giocano un ruolo subordinato rispetto alla base sociale di riferimento, fatta di una pletora di amministratori locali con interessi materiali da difendere nelle aziende ex municipalizzate (ad esempio Acea, Iride, Enia, Hera ecc.) e nel sistema delle cooperative, ormai inestricabilmente intrecciate coi piani alti del capitalismo italiano e dei “furbetti del quartierino”. Bersani, peraltro, è storicamente legato alla Cmc di Ravenna, potente cooperativa edile che, senza badare a questioni di principio, si è presa gli appalti della Tav in val di Susa e del raddoppio della base Nato di Vicenza. La maggior predisposizione di Bersani ad allargare a sinistra, ma anche all’Udc, una futura coalizione di governo è un’ipotesi da bocciare sonoramente, per quanto al momento Bersani abbia fatto riferimento a Sinistra e Libertà e non anche al Prc (non è escluso che questo possa cambiare). Bersani ritiene, più di Franceschini, che un futuro governo di centro-sinistra, per aiutare il capitalismo italiano ad uscire da una crisi profonda, abbia bisogno anche di una robusta copertura politica e sindacale a sinistra.

Pur rimarcando la propria distanza sul terreno economico-sociale, Ferrero ha espresso apprezzamento per la posizione di Bersani contro il “bipartitismo coatto” ed il presidenzialismo, auspicando che questi possa essere un alleato sul terreno delle riforme istituzionali. Come non vedere, però, che Bersani non torna indietro né sul bipolarismo né sul maggioritario, ipotizzando al massimo un sistema misto con uno sbarramento al 5%? Il bipolarismo, mettendo in difficoltà la sinistra di classe sul terreno elettorale, è stato una conquista per la borghesia italiana. Nessuno nel Pd è per un sistema proporzionale puro.

Tra Franceschini e Bersani non facciamo il tifo per nessuno. I lavoratori non hanno nulla da sperare. Sono due facce di un partito borghese che mira a mantenere il controllo sul movimento sindacale come dote per la classe dominante. Orfani del governo, stanno sbandando ancora più a destra. Vedove inconsolabili di un capitalismo “democratico” in grado di concedere qualche briciola ai lavoratori, remano in direzione contraria allo sviluppo storico. Ai comunisti spetta la lotta per mettere fine all’imbroglio chiamato Pd.

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