morire in carcere

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Re: morire in carcere

Messaggio di poker coffe » lun nov 23, 2009 2:20 pm

SUICIDI E SILENZI
Nessuno ne parla, neppure sottovoce, e quando se ne…. straparla, lo stridore che ne fuoriesce è palese, a tal punto da perdere contatto con la realtà, intendo quella vera, quella che fa a pugni con le belle verità e con le mezze fandonie.
Rifletto sulla percezione che i cittadini hanno di una cella, osservo e rifletto sulla reale accezione che si trasferisce alla prigione quando qualcosa lede i nostri interessi. Mi colpisce l'indifferenza, la disattenzione, con cui si prende atto che in carcere ci si ammazza a vent'anni, a quaranta, a sessanta, nel silenzio più colpevole, Ma ciò non provoca alcun brivido, se non quello di prendere per il bavero l'intelligenza.
In questo bailamme di disegni sgangherati, di giustizia dell'ingiustizia, e di ingiustizia della giustizia, in questo abisso: alla prima curva non c'è più a fare da ponte l'uomo, ma lo spettro di una disumana accettazione.
Nell'attesa di veder confluire nelle celle sempre uguali tante persone differenti per convinzioni, culture e antagonismi, ma assai uguali per le tasche vuote, penso al carcere, penso ai suoi ospiti sempre meno numerosi, miracolo della sorte che rende improvvisamente assenti, e penso ancora a questa prigione che sopravvive a se stessa…..a se stessa….a se stessa.
Penso alla politica alta, penso agli uomini che la fanno, penso ai Caino come me che scontano la propria condanna, penso agli Abele dai silenzi protratti, e ricordo i tanti miliardi elargiti a parole nella vecchia legislatura, nella nuova, nella futura, per un progetto "intero", almeno così era stato promesso.
Rammento le conferme di nuove assunzioni di Agenti di Polizia Penitenziaria, di Educatori, di Esperti, di Assistenti Sociali….sembrava un investimento serio e notevole per far si che la prigione potesse praticare il dettato Costituzionale, e non quell'incerta pena di morte tutta italiana.
S'è trattato di utopia, e gli utopisti sono illusi nella teoria, e violenti nella pratica. Di illusione s'è trattato davvero, infatti quei soldi sono stati dirottati verso altri lidi, verso altre istanze, non più per bilanciare precise scelte di politica criminale, che andassero, sì, verso una richiesta legittima di sicurezza collettiva, ma con la stessa intensità non disdegnassero una pena improntata realmente su passaggi rieducativi, risocializzanti, quindi destrutturanti-ristrutturanti.
Le necessità operative del carcere restano, impellenti, improrogabili, eppure rimangono a sopravvivere delle loro assenze e mancanze. Peggio, si rifiuta di ovviare al problema con lo sviluppo di spazi psicologici e relazionali, dove chi è in prigione possa esprimersi liberamente, in un terreno fertile per l'autocritica, e per la propria crescita personale. L'antropologia insegna che dal confronto, laddove si realizzi un vero ragionamento dialogico, scaturisce sempre e comunque un "prodotto nuovo", perché l'incontro e lo scambio conducono a risultati sempre migliori rispetto ai precedenti.
Tutto questo mi porta comunque a una ulteriore considerazione; in tanti rimarranno alla finestra ad aspettare, gli altri contribuiranno a risolvere il problema del sovraffollamento.

Re: morire in carcere

Messaggio di vittoria » lun nov 23, 2009 10:10 am

A poker ma che hai? Che ti è successo? Mi pari un poco disconnesso... Tiziano Ferro nel senso del ferro delle spranghe? Che ti prende???
Torniamo sul tema su... Mi spiace ma ho trovato solo questo delle iene

Re: morire in carcere

Messaggio di poker coffe » dom nov 22, 2009 10:17 pm

:cry: :cry:

Re: morire in carcere

Messaggio di Salvatore » ven nov 20, 2009 12:48 am

poker coffe ha scritto:MIIIIIIIIIII SE SU SCURDATI...... :wink:


Carceri: sta per tornare libero, non lo avvisano, si suicida

Barese condannato a Rimini stava per lasciare la cella a Palmi
(ANSA)- RIMINI, 19 NOV - Era gia' stato formalmente scarcerato, ma nessuno glielo aveva comunicato e l'uomo si e' tolto la vita in carcere a Palmi (Reggio Calabria).E' accaduto martedi' scorso, secondo quanto riporta oggi il Corriere di Rimini:l'uomo infatti, 41 anni, di Bari,era stato condannato nel capoluogo romagnolo nell'agosto 2008 per il furto di uno zaino in spiaggia.Andati a vuoto i tentativi di ottenere i domiciliari in una comunita' di recupero, l'uomo era disperato e si e' suicidato con il fornellino del gas.

UN'ALTRO IN MENO.. :wink:


sei un piccolo essere che si diverte sulle disgrazie altrui. E' ovvio che non provi vergogna, non sai neanche cosa sia. Tu la vergogna la conosci solo quando le sofferenze e le disgrazie degli altri, le provi sulla tua pelle.

Re: morire in carcere

Messaggio di poker coffe » gio nov 19, 2009 9:56 pm

Ispanico Rosso ha scritto:
Vi sorge spontaneo un quesito ... COME MAI, NON è MAI SUCCESSO CHE MORISSE UN MAFIOSO (CAMORRISTA, 'NDRANGHETISTA ECC.) IN QUESTE CIRCOSTANZE?
La risposta è ... nella COLLUSIONE!!


Re: morire in carcere

Messaggio di poker coffe » gio nov 19, 2009 9:49 pm

vittoria ha scritto:Leggo e mi domando se almeno un pochino ti vergogni. E poi mi rispondo che non ti vergogni, altrimenti certe cose non le scriveresti. E concludo: :puker:


Se si cerca sul vocabolario il significato della parola vergogna, lo troveremo come un senso di tristezza e di avvilimento che nasce dall'essere consapevole di aver commesso una cattiva azione. Il significato, però, benché esatto non è completo. Infatti la vergogna è si un sentimento di confusione e turbamento in una situazione di difficoltà per una persona, però a differenza dell’imbarazzo, che si sperimenta esclusivamente in presenza di altri, ci si può vergognare anche da soli e per lungo tem-po; inoltre, mentre l’imbarazzo sorge per la trasgressione di regole comportamentali sociali che possono anche non essere condivise, la vergogna è il segnale della rottura di regole di condotta personali e non condivise con la società. Ancora la vergogna può essere espressa anche come l'emozione che accompagna l’auto-valutazione di un fallimento personale nel rispetto delle regole, scopi o modelli di comportamento condivisi con altre persone di una comunità o società. Oppure possiamo valutarla come un senso di vergogna personale verso se stessi: inteso cioè come il vergognarsi anche di un proprio difetto corporeo. Per di più se vogliamo considerarla come qualcosa di negativo si può anche affermare che essa è una emozione che trascina l’intero individuo rispetto alla propria manchevolezza, perché è il rendersi conto di aver commesso qualcosa per cui possiamo essere valutati dagli altri in maniera completamente diversa da quella che avremmo voluto. Ciò può causare due diversi tipi di reazioni: la prima può provocare nel soggetto una reazione di tipo negativo, che lo spinge a chiudersi in se stesso nei confronti della società e delle persone che lo hanno sospinto ad assumere questo atteggiamento (oppure se riguarda un difetto del corpo ci spinge a nasconderlo per un senso di pudore). La seconda, invece, nascendo da una consapevolezza di aver commesso un errore o un atteggiamento vergognoso, sospinge la persona ad evitarlo in esperienze successive. Può verificarsi, inoltre, un altro tipo di reazione, che comprende le due precedenti. Cioè il soggetto tendendo ad evitare questi comportamenti, che lo mettono in imbarazzo, benché voglia continuare a scansarle per portare avanti una vita con un minimo di rispetto da parte di altri, tende invece consecutivamente a chiudersi in se stesso, perché l’evitare quelle situazioni comuni, gli rendono la vita decisamente chiusa e personale, composta solo da azioni di routine senza un minimo di aspirazione in una vita decisamente triste e ripetitiva, che richiede, invece, coraggio, fermezza e ideali (dato che la vergogna provoca anche la perdita di coraggio e fermezza, e l’aumento di insicurezza verso se stessi e verso gli altri). In pratica, analizzando questi dati e questi argomenti, si potrebbe dedurre che per vivere bene in una società occorrerebbe non vergognarsi mai e non provare mai imbarazzo, ma, poiché la vergogna è un sentimento che, come tutti i sentimenti, dall’uomo non può essere né soppresso né ignorato, si può invece dedurre che è molto utile per una persona perché lo aiuta radicalmente nella sua formazione verso se stesso e verso la società. :wink:

Re: morire in carcere

Messaggio di vittoria » gio nov 19, 2009 9:37 pm

Leggo e mi domando se almeno un pochino ti vergogni. E poi mi rispondo che non ti vergogni, altrimenti certe cose non le scriveresti. E concludo: :puker:

Re: morire in carcere

Messaggio di poker coffe » gio nov 19, 2009 9:24 pm

MIIIIIIIIIII SE SU SCURDATI...... :wink:


Carceri: sta per tornare libero, non lo avvisano, si suicida

Barese condannato a Rimini stava per lasciare la cella a Palmi
(ANSA)- RIMINI, 19 NOV - Era gia' stato formalmente scarcerato, ma nessuno glielo aveva comunicato e l'uomo si e' tolto la vita in carcere a Palmi (Reggio Calabria).E' accaduto martedi' scorso, secondo quanto riporta oggi il Corriere di Rimini:l'uomo infatti, 41 anni, di Bari,era stato condannato nel capoluogo romagnolo nell'agosto 2008 per il furto di uno zaino in spiaggia.Andati a vuoto i tentativi di ottenere i domiciliari in una comunita' di recupero, l'uomo era disperato e si e' suicidato con il fornellino del gas.

UN'ALTRO IN MENO.. :wink:

Re: morire in carcere

Messaggio di Ispanico Rosso » mer nov 11, 2009 1:02 pm


Vi sorge spontaneo un quesito ... COME MAI, NON è MAI SUCCESSO CHE MORISSE UN MAFIOSO (CAMORRISTA, 'NDRANGHETISTA ECC.) IN QUESTE CIRCOSTANZE?
La risposta è ... nella COLLUSIONE!!

Re: morire in carcere

Messaggio di vittoria » mer nov 11, 2009 12:56 pm

Buongiorno a tutti.
L'ennesimo "malore attivo"?
Finalmente ne parliamo, avevo tentato ma ho solo scatenato lo sfottò di Poker...
Secondo me, red, il carcere non deve essere.
E partendo da qua, vorrei pure dire che per quanto noi piccoli poveri mortali possiamo farci un'idea di giustizia, un mafioso in carcere continua a dare direttive ai picciotti per gli affaracci suoi, e c'ha la cella a cinque stelle. Mentre il ragazzotto muore come un cane senza giustizia.
Secondo me sono indicative le dichiarazioni di Giovanardi: Nel suo dichiarare che "Cucchi è morto perché era anoressico, che la droga porta a questo", lui non dice affatto una bugia: anzi.
In un colpo solo fa una dichiarazione proibizionista (Cucchi morto per droga, Saladino morto per droga, Aldrovandi morto per droga, Bianzino morto per droga...) e legittima la pena capitale per i "drogati".
La morte col carcere non solo c'entra, ma è proprio strettamente collegata. I pestaggi e le sopraffazioni nelle carceri ci sono sempre state, come ci sono stati sempre anche i suicidi (che sempre omicidi sono).
La storia della "qualche mela marcia" che la andassero a raccontare altrove. La "mela marcia" è "una tantum", non è una disfunzione fissa e continua del sistema.
Ed è inutile anche chiedere giustizia. Si può mai chiedere giustizia a chi ti ha massacrato cinque minuti prima?
Sono inorridita, e mi scoppia il cuore a pensare che potrebbe capitare a qualcuno che ho vicino, a cui voglio bene... o anche a me.

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